ASSERTIVITA’

Nell’articolo precedente ho proposto un test di autovalutazione per riflettere sugli stili comunicativo-relazionali da noi utilizzati di preferenza, perchè, come dicevo, un altro grande nemico della nostra autostima potrebbe  celarsi nel nostro stile  comunicativo preferenziale, perchè il modo in cui ci relazioniamo con gli altri rispecchia la nostra relazione con noi stessi.

Sappiamo che, di solito, quando qualcuno ci critica, ci aggredisce verbalmente, avanza qualche pretesa o non rispetta i nostri confini  in noi scatta l’allarme, perchè il nostro sistema di difesa neurologico,  e in particolare l’amigdala, interpreta quello che stiamo vivendo come un pericolo per la nostra vita, per cui allerta tutto il sistema a reagire in uno dei tre modi possibili in cui è stato programmato: Attacco-Fuga-Congelamento

Risposta  fuga/congelamento  o stile passivo

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Adottiamo  di solito questo stile negli ambiti della nostra vita, in cui evitiamo di lottare, perchè  non ci sentiamo all’altezza della situazione né riusciamo ad adattarci in modo creativo. Perciò preferiamo assecondare  gli altri per evitare il conflitto,  autocommiserandoci e misconoscendo i nostri diritti e bisogni; cerchiamo di parlare poco o di restare a lungo in silenzio per  sottrarci  alla situazione ansiogena. Il pensiero prevalente è “io perdo, tu vinci, come sempre”. 

Lo stile espressivo è caratterizzato da affermazioni vaghe, brevi, ripetitive e incompiute, da  espressioni di giustificazione oppure dal silenzio;  il pronome “io” compare poco, anche se,  quando è possibile, proviamo a manipolare l’altro tramite la colpevolizzazione o, raggiunto il limite, abbiamo qualche esplosione di rabbia che lascia gli altri sconcertati.

Il linguaggio del corpo è congruente: petto incavato, spalle curve, testa bassa, muscoli contratti o astenici.

Questo stile comunicativo, se nell’immediato  permette di ridurre l’ansia, nel tempo, per le emozioni e i bisogni che sono state repressi,  crea molta frustrazione e rabbia, che, oltre a ripercuotersi sulle relazioni e  sull’autostima, portano alla comparsa di problemi psicosomatici, come emicrania, ulcera, depressione ecc.

Risposta Attacco o Stile aggressivo

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Quando, in situazioni problematiche,  utilizziamo questo stile,  siamo talmente concentrati sui nostri bisogni da non riuscire a vedere quelli dei nostri interlocutori, che cerchiamo di dominare,  ricorrendo  alla violenza verbale e offendendoli; siamo pervasi da ansia e ostilità, perchè pensiamo di essere nel giusto  e che, per essere visti ed ascoltati, dobbiamo prevaricare gli altri, dando per scontato che essi sbaglino e che non abbiano diritti.

Vogliamo  vincere a tutti i costi, e pensiamo che per sentirci bene dobbiamo ”Sfogarci”, cioè utilizzare la nostra ansia, rabbia e impazienza per aggredire ed intimidire l’altro e non  per creare comprensione reciproca. 

Il   tono  è autoritario, i ritmi rapidi lasciano poco spazio alla riflessione e all’ascolto, e la comunicazione è soprattutto caratterizzata da  accuse,  domande intimidatorie,  pretese, colpevolizzazione,  sarcasmo e dall’ uso prevalente del pronome “io”. Il corpo è teso e in stato di agitazione.

La causa profonda di questi comportamenti sta in una bassa autostima, che cerchiamo di nascondere proprio con queste modalità intimidatoria e con l’aspra critica, che   serve ad illuderci in quel momento di essere superiore all’altro.

Infatti, spesso, chi utilizza questo stile  in un dato ambito utilizza quello opposto in altri ambiti. (tipico esempio il dipendente che è totalmente passivo col suo capo e in famiglia sfoga la sua rabbia e le sue frustrazioni  con moglie e figli)

Questa tipologia di reazione, anche se permette di imporsi,  offre solo  malumori, inimicizie, rabbia, rapporti basati sul timore e sui sensi di colpa, e, poiché sottopone il corpo  ad uno stress continuo, è spesso anch’esso legato a malattie psicosomatiche.
 

REAZIONI ANCESTRALI

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Sappiamo però che queste reazioni ancestrali, che erano appropriate per i nostri antenati delle caverne, la cui vita era minacciata da tanti pericoli reali e che probabilmente non disponevano  ancora di  un lobo frontale ben sviluppato ed allenato, oggi per noi non solo sono spesso inappropriate alla situazione, ma, come abbiamo visto, ci provocano molti danni. 

Oggi, con le varie tecniche che abbiamo a disposizione, noi  possiamo calmare la nostra amigdala, dopo averla ringraziata, per la protezione che ci offre. 

Poi, grazie al potere della nostra mente,  possiamo creare nuovi circuiti cerebrali, allenando il nostro cervello ad utilizzare uno stile che chiamiamo assertivo, perchè ci consente di affermare la nostra presenza, senza ledere né gli altri né il nostro sistema psicofisico.

Quando i nuovi circuiti cerebrali si sostituiranno a quelli vecchi e  si attiveranno in modo automatico, raggiungeremo uno stato di BENESSERE emotivo e relazionale e la nostra autostima migliorerà. 

Stile assertivo

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L‘assertività è la capacità di affermare se stessi,  esprimendo con fermezza le proprie idee e i propri bisogni e difendendo i propri diritti  senza ferire l’altro.

Sviluppare uno stile assertivo é un processo intenzionale, perchè si fonda  su un comportamento  non reattivo e automatico, ma  voluto, attivo, che presuppone un processo di apprendimento, in cui  si procede per prove ed errori. Come tutti gli apprendimenti, necessita di impegno e perseveranza, ma,  se avremo la pazienza di allenarci, un giorno ci stupiremo di noi stessi, perchè le modalità assertive fluiranno da sole e diventeremo molto  efficaci nella comunicazione.

Lo stile assertivo  si fonda  sulla  consapevolezza  del fatto che la comunicazione interpersonale, come ci ha insegnato P. Watzlawick, ha due aspetti: contenuto e relazione.

Il  contenuto  è costituito  dall’oggetto della  comunicazione, mentre l’aspetto relazionale-emotivo riguarda la modalità della comunicazione, che ci informa sul   tipo di relazione che intercorre tra i due comunicanti.

E’ subito evidente che l’aspetto relazionale-emotivo è determinante, perchè trasmette, tramite  il non verbale e il paraverbale:

  •  come ogni attore della comunicazione si pone nei confronti dell’altro 
  •  che tipo di relazione intercorre tra i comunicanti: se simmetrica, cioè  paritaria, o complementare, in cui c’è uno squilibrio di potere tra gli interlocutori. 
  • il tipo di emozioni  sottese.

Quindi l’impatto dello stile comunicativo è molto più forte rispetto a quello che diciamo. 

Questa consapevolezza permette di assumersi la  responsabilità dell’esito della propria comunicazione e della coincidenza tra intenzione del mittente e significato percepito dal destinatario.

Sviluppare uno stile assertivo

Se vogliamo sviluppare uno stile assertivo, dobbiamo valorizzare ed incrementare alcune capacità che sicuramente già possediamo; vediamole nel dettaglio.

Consapevolezza corporea. Essere consapevoli del proprio stato di attivazione neuromuscolare è fondamentale per controllare eventuali reazioni emotive. In questo caso il respiro consapevole e la capacità di autoindurci  il rilassamento muscolare ci aiutano a mantenere la lucidità mentale. 

Ascoltare. Per ascoltare veramente l’altro bisogna riuscire a fare il vuoto mentale, rimuovendo eventuali pregiudizi, aspettative ed emozioni disturbanti;  dopo aver ascoltato, bisogna  riformulare ciò che l’altro ha detto, per essere sicuri di aver capito bene.

OSSERVARE DAL PUNTO DI VISTA DELL’ALTRO. Spesso, se siamo in una posizione egocentrica, percepiamo questo spostarci nel punto di vista dell’altro come una concessione che gli facciamo. Ma vedere le situazioni da un punto di vista più ampio è prima di tutto nel nostro interesse; che poi possa avere effetti positivi sull’altro è  solo un effetto collaterale.

Consapevolezza e rispetto dei diritti  nostri e degli altri. I diritti nostri e degli altri sono strettamente collegati al concetto di confini, intesi come ambiti  personali invalicabili.

Gestire l’aggressività altrui, facendo notare  all’altro con fermezza che  non sta rispettando i nostri confini e che siamo pronti ad interrompere la comunicazione se non ci sentiamo rispettati.

Valutare i dati con attenzione e decidere serenamente.

Assumersi le proprie responsabilità

Non giudicare: spesso i giudizi esprimono solo una visione molto superficiale e sicuramente parziale dell’altro


Riconoscere le emozioni  proprie e degli altri, e comunicare su di esse  in modo pacato e costruttivo

Identificare i bisogni reciproci e gli  obiettivi comuni e adoperarsi per realizzarli,  esprimendo pacatamente al proprio interlocutore le proprie difficoltà, bisogni e sentimenti; definendo chiaramente il proprio obiettivo o la propria posizione,  in maniera diretta, ma non aggressiva

 Sviluppare la flessibilità come  capacità di cambiare le proprie opinioni, quando i dati lo richiedono, e  di adattarsi in modo creativo a situazioni nuove e inaspettate, allenandosi ad esplorare pensieri e comportamenti alternativi.

Attenzionare la congruenza tra le parole e  il linguaggio del corpo 

Rispondere alle critiche, tenendo sempre presente che una critica è solo un parere  non richiesto, magari espresso in modo non rispettoso. In  questo caso bisogna allenarsi a dichiarare con calma e fermezza i nostri diritti all’interlocutore, facendogli notare che sta travalicando i confini.

Sviluppare la capacità  di dire no, con  calma e fermezza, assumendosene il relativo rischio e senza sentirsi in colpa. 

Gestire conflitti.  Allenarsi  a gestire in modo costruttivo le divergenze per trasformare le diversità in risorse. 

Accogliere gli apprezzamenti degli altri con  piacere e gratitudine ed elargirli con uguale piacere, perchè gli apprezzamenti sinceri creano rapporti armonici e gratificanti.

Sviluppare la capacità di Rischiare in modo calcolato, accettando a priori la possibilità  di sbagliare, perchè qualunque progresso si fonda sull’accettazione del rischio. 

Ammettere i propri errori serenamente, perchè  essi dimostrano che abbiamo avuto il coraggio di rischiare e di agire

Non fare dipendere la propria autostima  dal  raggiungimento degli obiettivi prefissati, perchè non dipendono solo da noi. 

É evidente che lo stile assertivo sottende una percezione  di sé e della realtà molto funzionale, perchè si fonda sull’assunto che tutti gli esseri umani hanno lo stesso valore e hanno il diritto di proteggere e preservare la propria integrità, senza ledere quella degli altri.

Inoltre, affermare i propri diritti ed esprimere la propria posizione con sicurezza e fermezza aumenta la percezione del proprio potere personale e la capacità di assumersi  la responsabilità del proprio comportamento,  rafforzando l’autostima.

E ora facciamo qualche esercizio

1. Guardare le situazioni da un punto di vista più ampio

Scegliamo una situazione che abbiamo vissuto o che dovremo affrontare con un interlocutore con cui non c’è un’intesa immediata su un dato obiettivo.

  1.   Osserviamo l’altro e chiediamoci: cosa vedo, provo, sento, penso rispetto alla relazione
  2.   Entriamo nei panni dell’altro e descriviamo la situazione dal suo punto di vista 
  3.   Osserviamo dall’esterno la relazione e descriviamola. 
  4.   Ritorniamo nella posizione 1 e traiamo le conclusioni

2.  Riflettere sui Diritti assertivi e farli totalmente nostri 

  1. Il diritto di essere se stessi 
  2. Il diritto di agire in modo da difendere il proprio valore e la propria dignità  e i propri confini senza ledere l’integrità altrui 
  3. Il diritto di avere bisogni e necessità anche diversi da quelli delle altre persone 
  4. il diritto di chiedere, ma non pretendere ciò di cui si ha bisogno
  5. Il diritto di giudicare il proprio comportamento, i propri pensieri, le proprie emozioni e di assumersene la responsabilità, accettandone le conseguenze
  6. il diritto di essere anche illogici nelle proprie scelte 
  7. il diritto di non offrire ragioni o scuse per giustificare il proprio comportamento 
  8. Il diritto di dire no senza sentirsi in colpa 
  9. Il diritto di dire non so o non capisco 
  10. Il diritto di cambiare opinione 
  11. Il diritto di commettere errori e di assumersene la responsabilità 
  12. il diritto di valutare se assumersi la responsabilità di trovare soluzioni ai problemi degli altri 
  13. Il diritto di non rendere sempre al massimo delle proprie possibilità

E infine chiediamoci quali tra questi diritti  riconosciamo  più a noi stessi che agli altri e quali  più agli altri che a noi stessi.

immagine cespuglio di fiori

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