I Piedi
I piedi rappresentano la base d’appoggio di tutta la nostra struttura.
Devono essere in grado di sopportare il peso di tutto il corpo e al contempo mantenersi flessibili e forti per lo svolgimento delle diverse andature.
Spesso però si deformano sia per posture scorrette che per calzature poco adatte alla loro morfologia.
Le scarpe infatti, se da un lato proteggono i nostri piedi dal suolo, dall’altro creano danni non indifferenti.
Le suole troppo spesse, i modelli troppo castigati, i tacchi spesso troppo alti, i materiali utilizzati sempre più rigidi, sono la conseguenza di un piede che nel tempo si deforma, perde flessibilità e forza, soprattutto perde il suo contatto naturale con la terra.
E’ pur vero che non si è più abituati a stare scalzi; anche in casa la ciabatta è l’abitudine che la fa da padrona per la maggior parte delle persone.
E’ così che con il tempo il piede non riceve più i naturali stimoli che provengono dal terreno, dal pavimento, dai sassolini, dalla sabbia, per fare alcuni esempi, e naturalmente diventa debole e piatto e, nella peggiore delle ipotesi, calli e duroni lo tormentano non poco.

La falangi, le dita dei piedi per intenderci, dovrebbero essere in grado di articolarsi, così da riuscire, durante la comminata, a spingere il terreno da sotto con forza e scioltezza.
Perdere questa possibilità, a causa di una rigidità del piede, significa anche modificare di non poco l’andatura quotidiana, che può risultare pesante e, in certi casi più gravi, faticosa.
Esistono popolazioni che non fanno uso di scarpe, e che, non avendo perso il contatto con la terra, sono in grado di usare i piedi persino per cucire, infilare l’ago, prendere e usare oggetti di ogni genere. Non è necessario avere dei piedi che svolgono tutte queste azioni, ma ricordarsi che la salute del piede si riflette su tutto il corpo, organi interni compresi, questo si che è fondamentale e soprattutto non va sottovalutato.
Tenete presente che la struttura ossea del piede è fra le più complesse e articolate, consta di 26 ossa, 33 articolazioni, 20 muscoli, 150 legamenti e un’infinità di terminazioni nervose.
Lo immaginavate ?
Sembra quasi il progetto di un grande architetto. In realtà è così, come del resto per tutto il corpo.
Vediamo ora quali sono le varie parti del piede e come è suddiviso sotto l’aspetto osseo.
Lungo il suo asse il piede si suddivide in tre parti:
- Una parte anteriore
- Una parte mediana
- Una parte posteriore
La parte anteriore è formata dalle ossa metatarsali e dalle falangi.
L’alluce ha due falangi, le altre dita tre falangi per ciascuna.

La parte mediana è formata da 5 ossa tarsali brevi, ognuna con una particolare forma e che fra loro si incastrano perfettamente come un mosaico.
La parte posteriore è formata dall’astragalo (o talo) e dal calcagno.
L’astragalo si articola con la tibia e il perone (o fibula); queste due ossa formano una sorta di pinza che si incastra perfettamente con l’astragalo, così da dar vita alla nostra caviglia.
E’ dunque su tale base che si regge tutto il corpo e l’andatura con la quale ci spostiamo per muoverci si riflette in alto creando vibrazioni che sono avvertite dalle ginocchia, dal bacino e naturalmente dal tratto lombare della schiena.
L’appoggio dei piedi sul pavimento e la nostra personale andatura la dicono lunga su chi siamo, perché evidenziano il nostro modo di andare avanti nella vita, i pensieri che caratterizzano la nostra psiche.
Sollevare i piedi dal pavimento quando si cammina non è la stessa cosa di strisciarli, così come articolare il piede dentro la scarpa (si spera morbida abbastanza per assecondarne i movimenti), non è lo stesso di mantenerli piatti come un ferro da stiro.
Spingo spesso le persone ad osservare le proprie scarpe sotto la suola, così da notare subito, senza dubbio alcuno, dove la scarpa è più consumata.
Rimangono sempre molto sorpresi nell’accorgersi che un lato della scarpa è più consumato dell’altro, per esempio sul tallone o nella parte esterna.Spesso inoltre una delle due scarpe risulta più consumata dell’altra.
E’ un mistero che incuriositi amano scoprire, e questo credo sia un buon inizio per capire non solo come lo scarico del peso sulla pianta del piede abbia effetti diversi, ma anche per comprendere aspetti nascosti di se stessi.
Se osserviamo l’impronta di un piede scalzo sul pavimento, notiamo che vi sono zone di contatto che mostrano un appoggio evidente mentre altre no, come la zona corrispondente all’arco plantare e quella piccola porzione delle falangi prima dei metatarsi.

Quando questa impronta cambia, mostrando punti di appoggio più o meno alterati, come nel caso di un piede piatto o cavo, è facile comprendere che i piedi hanno modificato il proprio contatto con il terreno e quindi con la madre terra che simbolicamente rappresenta la nutrice.
Il corretto appoggio dei piedi sul pavimento rappresenta quindi il giusto equilibrio che si crea fra la terra e noi, il rapporto che si instaura tra noi e il mondo (terra) e nel mondo ci sono anche gli altri.
Alcune persone hanno un piede con un arco plantare più alto e rigido, per cui l’impronta dell’arcata sul pavimento è quasi assente. Questo denota spesso la tendenza ad essere poco radicati al mondo fisico, più impegnati mentalmente nell’organizzare la vita, così da risultare frenetici e poco pratici, di solito restii nel concedersi momenti di pausa, come se si fosse sempre sul chi va là, come se si temesse un agguato, direi.
Altre persone invece hanno un arco plantare del tutto indebolito, che crolla verso il pavimento; infatti sull’impronta del piede i punti di contatto con il pavimento ricoprono lo spazio che dovrebbe essere vuoto. Il più delle volte sono persone che mancano di autostima, forse hanno bisogno di un appoggio fisico maggiore ( l’appoggio di tutto il piede) perché in realtà si aspettano di sentirsi più sostenute, appoggiate, rassicurate dagli altri, sia nella propria vita come nei propri progetti.
Strisciare i piedi sul pavimento può evidenziare sfiducia, poca voglia e forza di andare avanti, ma anche timidezza e introversione.
Alcune persone poi camminano più sulla punta dei piedi, come se si muovessero più in aria che in terra: spesso si tratta di timidi che non vogliono essere troppo visibili o invadenti, per non arrecare troppo disturbo; altri ancora poggiano con forza il tallone sul pavimento come a volerne lasciare l’impronta.
Alcuni camminano portando entrambi i piedi verso l’esterno, tipo ore 10:10, e, tranne in i casi in cui si tratta di “danzatori classici”, ci troviamo di fronte a persone estroverse e gioviali; chi invece ha la tendenza a portarli verso l’interno è solitamente più introverso e timido.
Un piede proiettato in avanti e uno lateralmente sembra invece rappresentare più qualcuno che non riesce a decidersi sul da farsi, come a voler dire “vado di qua o di la?”, quale direzione prendere è l’enigma della sua vita.
Ci sono persone inoltre che hanno sistematicamente fastidi o dolori ai piedi, spesso gonfiori, piaghette e unghie incarnite che li affliggono, come ad indicare che qualcosa nel loro procedere in avanti risulta fastidioso o doloroso o entrambe le cose, come se ci fossero dei blocchi ad impedire il procedere più spedito in avanti.
Insomma qualunque sia la modalità con la quale poggiamo i piedi al suolo, è bene ricordarsi che rappresenta il nostro carattere, il nostro personale modo di avanzare nella vita.
E’ grazie ai piedi che le gambe possono spostarsi in avanti con piccoli passi o grandi falcate, a seconda di come ci si sente nell’avanzare verso il futuro. Siamo indecisi, timidi, paurosi, incapaci di procedere senza il giusto sostegno ? Oppure sicuri, fiduciosi e determinati nel procedere verso una data direzione ?
Un piede troppo rigido può rappresentare un’altrettanta rigidità nel carattere ? Direi proprio di si.
Allora significa che convinzioni, credenze, idee e pensieri possono essere amici o nemici a seconda del potere che hanno su di noi o, per meglio dire, a seconda del potere che noi decidiamo di dare loro. Agire sotto la spinta di credenze limitanti diventa quasi impossibile, soprattutto che ci aggrappiamo ad esse con forza e ostinatezza, rifiutandoci di cambiare punto di vista. Se poi siamo anche orgogliosi, della serie “io sono così e basta”, allora si che si diventa difficili, come la famosa ciliegina che completa la torta.
Per aiutarci a cambiare poniamoci sempre le domande: cosa voglio davvero ? Cosa mi impedisce di raggiungere un certo obiettivo ? Di cosa ho paura ? Prendere questa direzione piuttosto che l’altra mi spaventa, perchè ?
Se le credenze hanno potere su di noi, facciamo in modo che diventino nostre alleate, optando consapevolmente per quelle positive, perché nel tempo diventeranno un comando biologico, quasi ipnotico e ci permetteranno di raggiungere ciò che desideriamo, rendendoci più felici, sereni e sani.
