L’ ABC DELLE EMOZIONI E L’INTELLIGENZA EMOTIVA
CHE COS’E’ UN’ EMOZIONE
Possiamo definire l’emozione come un’ esperienza soggettiva complessa, accompagnata da modificazioni cognitive, comportamentali, espressive e fisiologiche intense, ma generalmente di breve durata che interviene come risposta immediata a date sollecitazioni ambientali o interiori.
Infatti nel processo emotivo si possono distinguere sei componenti:
- La Componente cognitiva, cioè l’interpretazione del significato personale di una situazione;
- l’Esperienza soggettiva, cioè lo stato emotivo;
- La Tendenza al pensiero e all’azione, cioè spinta a pensare o agire in modi particolari;
- Le Modificazioni corporee: modificazioni fisiologiche, in particolare a carico del sistema nervoso autonomo (come cambiamenti della frequenza cardiaca, o disregolazionei nell’attività ghiandolare ecc.)
- Le Espressioni facciali, contrazioni muscolari del viso in particolari configurazioni
- Le Risposte emotive, cioè il modo in cui le persone reagiscono alle proprie emozioni o alla situazione che le ha indotte.
Dobbiamo poi distinguere le emozioni dall’ umore, inteso come uno stato affettivo persistente, diffuso e fluttuante e dai sentimenti, stati d’animo più duraturi.
L’INTELLIGENZA EMOTIVA
Il concetto di intelligenza emotiva, all’interno della “Teoria dell’intelligenza multipla”, appare per la prima volta nel 1990 con l’ articolo “Emotional Intelligence” dei professori Peter Salovey e John D. Mayer.

Tra i vari studi sull’argomento, molta diffusione ha avuto il libro di Daniel Goleman “Emotional Intelligence” tradotto in italiano nel 1997.
Tra le varie definizioni che sono state formulate di questo particolare tipo di intelligenza, la più esaustiva mi sembra la seguente:
“L’intelligenza emotiva è l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione; l’abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri; l’abilità di capire l’emozione degli altri; l’abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale”.
In breve, quindi, possiamo dire che L’INTELLIGENZA EMOTIVA è
la capacita di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri e di saper gestire le emozioni in modo efficace.
Da questa definizione si può dedurre che l’impatto dell’ intelligenza emotiva nella nostra vita è fondamentale, perché ci serve per comunicare in modo efficace, entrare in empatia con gli altri, affrontare le sfide, superare i conflitti e ridurre lo stress.
MA…
Goleman sottolinea che l’intelligenza emotiva presuppone cinque competenze emotive:
- Consapevolezza
- Autocontrollo
- Motivazione
- Empatia
- Abilita sociali
Purtroppo alcune di queste competenze non si sviluppano automaticamente con la nostra crescita, perché, se non sono state sollecitate nella nostra infanzia nel modo adeguato, possono rimanere allo stato potenziale.
Vediamo la prima competenza di cui parla Goleman:
LA CONSAPEVOLEZZA
Per consapevolezza intendiamo il rendersi conto momento per momento di ciò che succede dentro di noi, cioè di ciò che stiamo percependo e delle nostre risposte comportamentali.
Ovviamente non è facile avere questa consapevolezza momento per momento, perché, se non siamo allenati, spesso funzioniamo in automatico,
POSSIAMO SVILUPPARE LA NOSTRA CONSAPEVOLEZZA?
Per accrescere la consapevolezza di sé, è necessario partire dal corpo, cioè dalla consapevolezza corporea, per poi passare a quella del pensiero e delle emozioni. Perciò dobbiamo chiederci quanto più spesso possibile:
- qual’è la posizione del nostro corpo in un dato momento
- come stiamo respirando
- qual’è il nostro tono muscolare
- cosa stiamo pensando
- cosa stiamo provando
MA…
Un grosso ostacolo può essere rappresentato dall’ ANALFABETISMO EMOTIVO
L’ analfabetismo emotivo, che dobbiamo distinguere DALL’ ALESSITIMIA E DALL’ ANESTESIA EMOTIVA, di cui ci occuperemo in un altro articolo, consiste nel non conoscere l’A B C delle emozioni, cioè nell’incapacità di riconoscerle, nominarle e distinguerle tra loro, per cui tutta la gamma delle emozioni umane viene espressa semplicemente dicendo: “sto bene” o “sto male”
QUINDI PER SAPERE COSA STIAMO PROVANDO, BISOGNA CONOSCERE L’A B C DELLE EMOZIONI, CIOÈ SAPERLE RICONOSCERE, NOMINARLE E DISTINGUERLE TRA LORO
La consapevolezza di sé è poi il presupposto della capacità di autocontrollo
L’EMPATIA
L’Empatia, cioè la capacità di comprendere pienamente lo stato d’animo degli altri, dipende da molti fattori;

il nostro cervello è naturalmente predisposto all’empatia, perché è una delle strategie che garantiscono la sopravvivenza della nostra specie, permettendoci di capire chi abbiamo di fronte e dandoci la possibilità di stabilire un rapporto profondo con lui.
Ma Alcune esperienze dell’infanzia, certi modelli educativi e alcuni contesti sociali possono bloccare questa nostra capacità a favore di un egocentrismo molto marcato.
La persona empaticamente abile è capace di mettersi nei panni degli altri, sa come stare loro vicino senza giudicarli o ferirli e senza agire come uno specchio che ne riflette e ne amplifica la sofferenza.
Inoltre bisogna distinguere l’empatia dal contagio emotivo, che invece consiste nel vivere il dolore altrui come se fosse nostro, identificandoci con l’altro, senza nessuna possibilità di aiutarlo.
La vera empatia invece, è utile e costruttiva; ci permette di essere in grado di gestire le nostre emozioni e quelle degli altri e ci rende capaci di sostenere gli altri in senso emotivo e cognitivo.
Tornando all’intelligenza emotiva….
RIUSCIAMO ESSERE OBIETTIVI NEL VALUTARE LA NOSTRA INTELLIGENZA EMOTIVA?
Purtroppo l’intelligenza emotiva non si presta molto all’autovalutazione oggettiva; infatti alcune ricerche hanno dimostrato che di solito le persone sopravvalutano la propria intelligenza emotiva, e ciò perché, per essere capaci di una valutazione oggettiva, è necessario avere una profonda consapevolezza di sé, cosa che, come abbiamo visto, non è facile.
SI PUÒ ACCRESCERE LA PROPRIA INTELLIGENZA EMOTIVA?
Sicuramente si, se:

- Incrementiamo la percezione dei segnali del nostro corpo, la cosiddetta propriocezione e in particolare del nostro tono muscolare.
- Consideriamo le nostre emozioni non come qualcosa che va immediatamente buttata fuori, ma come dei segnali che ci informano sia sui nostri bisogni che sul rapporto che in un dato momento abbiamo col mondo esterno
- Diveniamo consapevoli delle nostre emozioni, impariamo a dare loro un nome e ad esprimerle in modo costruttivo per noi stessi e per gli altri.
- Osserviamo attentamente i segnali verbali e non verbali che ci inviano gli altri in modo conscio o inconscio
- Sviluppiamo la capacità di metterci nei panni degli altri.
- Impariamo a gestire lo stress e gli inevitabili momenti di frustrazione
- Cerchiamo di praticare l’Ascolto attivo, che significa ascoltare con la massima attenzione ciò che l’altro ha da dirci, per capire il suo punto di vista, le sue motivazioni e le sue aspettative, sospendendo totalmente il giudizio, e infine riformulando il suo pensiero, per essere sicuri di aver capito e dare all’altro la certezza di essere capito.

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About The Author
Giuseppina Adamo
Psicologa, specializzata in Psicoterapia della Gestalt, bioenergetica e Sistemico Relazionale.
