Come gestiamo il dolore?
Oggi voglio proporre due storie per avviare una riflessione concreta sulla nostra gestione del dolore
la valle delle api
Elara e Nikos, amici da una vita, vivevano in un piccolo villaggio della Grecia incastonato in una valle. Entrambi erano apicoltori e le loro api laboriose erano soggette alle stesse intemperie e malattie.
Un giorno, una tempesta improvvisa spazzò via gran parte delle loro arnie.

Quando Elara si rese conto del disastro, sentì un nodo allo stomaco: era la fitta acuta della perdita, la tristezza per il lavoro distrutto, la preoccupazione per il futuro; si sedette, permise per un bel po’ alle lacrime di scorrere e poi, nonostante il dolore, asciugandosi il viso, iniziò a valutare il danno e a pensare a come recuperare.
Il dolore era pesante, ma non si fece immobilizzare, sapeva che doveva sentirlo per poi agire.
Ovviamente anche Nikos aveva subìto lo stesso disastro, ma la sua reazione fu diversa… Oltre al dolore iniziale per le arnie distrutte, Nikos iniziò a tormentarsi: “Perché proprio a me?”, si chiedeva con rabbia, “Non sono abbastanza bravo? Le mie api erano le migliori, avrei dovuto proteggerle meglio! Questo non sarebbe mai successo se avessi ascoltato il mio vicino, che mi aveva avvertito del mal tempo.”
Così continuava a rimuginare su errori passati, ad incolpare se stesso e gli altri, a preoccuparsi ossessivamente di ciò che avrebbero pensato i suoi compaesani. Si sentiva un fallito, un incapace, non riusciva a smettere di pensare al danno subito, moltiplicandolo e trasformandolo in un’onda di amarezza, vergogna, risentimento e senso di colpa.

Ovviamente tutto questo lo paralizzava e non gli permetteva di pensare alle soluzioni, di chiedere aiuto o di parlare con Elara per confrontarsi con lei.
Così restò chiuso in casa per giorni, consumato dalla sua spirale di pensieri torturanti, mentre le sue arnie sopravvissute restavano abbandonate.
Elara, sebbene addolorata, aveva invece già iniziato a riparare le arnie più recuperabili e aveva chiesto aiuto ad altri apicoltori. Poi, non vedendo in giro Nikos, andò a trovarlo e, quando vide la sua prostrazione, gli disse dolcemente:
“Il dolore per le mie arnie perse è come una ferita aperta: brucia, fa male, ma, se la pulisci e la curi, guarirà. Ma tu, Nikos, ci hai versato sopra sale e aceto con i tuoi ‘se solo’,’ perché a me’ e le tue colpevolizzazioni; questo non ti aiuta a guarire, ti infetta e ti impedisce di andare avanti.”
Nikos incominciò a capire… Il dolore per la perdita era inevitabile, ma la sofferenza aggiuntiva era una sua creazione.
Così, con l’aiuto di Elara, cominciò lentamente a “pulire” il suo dolore, a lasciare andare i giudizi e le auto-accuse, a concentrarsi solo sulla realtà del danno e su cosa poteva fare nell’immediato per le sue arnie e per il suo spirito.
Il Vaso Infranto

Anna e Marco condividevano un piccolo appartamento accogliente, la cui decorazione preferita era un grande vaso di ceramica blu.
Era un regalo di nozze della nonna di Anna, un pezzo d’arte ereditato, che simboleggiava la loro unione e la continuità della loro storia familiare.
Un pomeriggio, mentre Marco stava riorganizzando la libreria, il suo gomito urtò accidentalmente il vaso, che cadde a terra in mille pezzi.
Quel tonfo sordo e il tintinnio dei frammenti sul pavimento si trasformarono immediatamente in una fitta acuta nel suo petto: la tristezza per la perdita di un oggetto dal valore sentimentale, il dispiacere per la rottura, la consapevolezza di aver causato un danno, fecero contorcere il suo volto in un’espressione di angoscia.
-“Oh, Anna, no! Il vaso della nonna! Mi dispiace tantissimo, l’ho fatto cadere,” disse, con la voce incrinata e la sua mente andò subito a come poter rimediare, mentre incominciava a raccogliere i cocci.

Anna, sentendo il rumore, era corsa subito nella stanza e, vedendo i cocci a terra, fu invasa da un’ onda immediata di rabbia, che non le consentì nemmeno per un attimo di sentire il profondo dispiacere per il vaso a cui teneva tantissimo.
-“Marco! Non ci credo! Sei sempre tu, sempre così distratto! Te l’avevo detto mille volte di fare attenzione lì! Adesso il vaso non c’è più, per colpa tua! È il tuo solito modo di fare, non ti importa mai delle cose a cui io tengo! È sempre così, distruggi tutto ciò che tocchi!”
La rottura del vaso fece emergere in Anna la rabbia accumulata, i vecchi risentimenti, i giudizi sul carattere di Marco e un vittimismo amplificato; il suo dolore per il vaso veniva così sovrastato da un’onda di frustrazione, accuse e generalizzazioni sulla loro relazione.
Marco, che addolorato si stava preparando a rimediare come poteva, colpito non dalla tristezza di Anna, ma dalla violenza delle sue parole, sentì il suo dolore per il vaso trasformarsi in irritazione e difesa.

-“Ma che dici? È stato un incidente! Non iniziare con i tuoi soliti discorsi, come se io lo facessi apposta! Sono stato solo sbadato, capita!”
E la conversazione continuò in un litigio amaro su vecchie ferite e interpretazioni distorte, mentre i frammenti acuti e silenziosi del vaso testimoniavano come il dolore, se non gestito e mescolato con accuse, risentimento e generalizzazioni possa trasformarsi in un conflitto distruttivo.
Anna e Marco non raccolsero i cocci, perché la loro priorità era diventata difendersi dal dolore che si erano inflitti a vicenda.
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Cosa pensate di questi personaggi? Cosa vi evocano? Quante volte abbiamo agito anche noi come loro? E cosa possiamo imparare da queste storie?
Ringrazio in anticipo tutti coloro che vorranno scrivere le loro riflessioni sull’argomento, perchè ci saranno molto utili
