La saggezza di Pema Chödrön
Casualmente mi sono imbattuta nel libro “Senza via di scampo” di Pema Chödrön, una occidentale che nel 1974 ha deciso di diventare monaca buddista e che è una delle insegnanti di buddhismo tibetano più conosciute in Occidente.
La cosa che ho trovato molto interessante è la sua visione della saggezza, radicalmente diversa dall’idea stereotipata presente nella nostra cultura occidentale.
In questo articolo esploreremo i pilastri fondamentali di questa visione, che vede la sofferenza come un’opportunità di risveglio e la vulnerabilità come una fonte di forza.
1. La saggezza inizia con l’amicizia con se stessi
Il primo e più radicale insegnamento che emerge dal libro è che la saggezza non consiste nel diventare migliori o perfetti, ma nasce dal fare amicizia con la persona che già siamo, con tutte le nostre imperfezioni, le nostre nevrosi e le nostre paure. Pema chiama questo atteggiamento “gentilezza amorevole verso se stessi”.
Quindi si tratta di smettere di lottare contro ciò che siamo e iniziare ad osservare con curiosità, precisione e gentilezza la nostra rabbia, la nostra gelosia, la nostra paura, il nostro senso di inadeguatezza, perché, come scrive l’autrice, le nostre nevrosi e la nostra saggezza sono fatte della stessa sostanza e se cerchiamo di gettare via le nevrosi, gettiamo via anche la saggezza.
2. La saggezza come pratica quotidiana
Per Pema la saggezza non nasce da un’illuminazione improvvisa, che ci trasforma una volta per tutte, ma è una pratica quotidiana, fondata soprattuto sull’essere pienamente presenti, corpo e mente, nel quotidiano, in modo che ogni momento della giornata possa diventare un’opportunità per risvegliarci.

A questa pratica indispensabile, possiamo poi aggiungere, se vogliamo, qualche sessione di meditazione seduta, semplicissima: sedersi, seguire il respiro, etichettare i pensieri come “pensiero” e tornare al respiro. Ogni volta che ci accorgiamo di essere stati portati via da una fantasticheria e torniamo al respiro, stiamo coltivando tre qualità fondamentali:
-La precisione: imparare a vedere le cose come sono, come uno scienziato che osserva la realtà.
-La gentilezza: avvicinarsi alla propria esperienza con delicatezza, senza giudizio e con un riconoscimento amorevole.
-Il lasciar andare: imparare a non aggrapparsi a nulla, né ai pensieri piacevoli né a quelli spiacevoli.
Con questa pratica quotidiana iniziamo a vedere che i pensieri sono solo pensieri, e non realtà e a capire come costruiamo continuamente inferni e paradisi nella nostra mente. Ma, soprattutto, iniziamo a sviluppare quella che l’autrice chiama “una prospettiva più ampia”: la sensazione di essere sempre al centro di uno spazio sacro, dove ogni persona e ogni situazione che incontriamo ha qualcosa da insegnarci.
3. La saggezza che supera i dogmi
Un altro aspetto fondamentale della saggezza, secondo Pema, è la capacità di non aggrapparsi alle proprie opinioni. Viviamo tra fondamentalismi di ogni genere, in cui le persone sono disposte a uccidere e morire per difendere le proprie certezze; ma la saggezza ci invita a un movimento opposto: mettere costantemente in discussione le nostre convinzioni.
Il famoso detto buddhista “Se incontri il Buddha per strada, uccidilo” significa proprio questo: non cristallizzare un’ opinione in un dogma, in una formula; ogni volta che pensiamo di aver trovato una risposta definitiva dovremmo diffidare.

La storia del dio con il cappello blu e rosso, raccontata nel libro, è una perfetta illustrazione di questo insegnamento: il dio si presenta con un cappello diviso a metà, blu da un lato, rosso dall’altro. Le persone che lo vedono da lati diversi iniziano a litigare sul colore del cappello, convinte ciascuna di avere ragione. Quando il dio gira su se stesso, mostrando che il cappello è di due colori, tutti scoppiano a ridere.
La saggezza, quindi, non è avere le risposte giuste, ma avere una relazione più flessibile, umoristica e compassionevole con le nostre stesse opinioni.
4. La saggezza come coraggio di abbracciare il disagio
Uno degli insegnamenti più controintuitivi del libro è che la saggezza fiorisce nel disagio. Siamo abituati a pensare che il benessere coincida con l’assenza di problemi; cerchiamo conforto, sicurezza, prevedibilità, ma questa ricerca, secondo Pema Chödrön, è una trappola che ci tiene prigionieri.
La via della saggezza è la via del guerriero che non si tira indietro di fronte alle difficoltà e la saggezza si rivela proprio nei momenti in cui incontriamo il nostro limite, quando siamo terrorizzati, paralizzati, quando sentiamo che non possiamo andare avanti. In quei momenti, abbiamo due possibilità: indurirci, chiuderci, costruire barriere sempre più spesse per proteggerci, oppure ammorbidirci, lasciare che la situazione ci tocchi il cuore e aprirci completamente all’esperienza della vita.
A questo scopo l’autrice suggerisce la pratica del “dare e ricevere” , che consiste nell’inspirare il dolore, proprio e altrui, ed espirare la gioia e la pace. Questa pratica, che è opposta alla nostra tendenza che ci spinge a prendere il piacere e a mandare via il dolore, ci insegna a utilizzare la nostra sofferenza come un’opportunità di connessione con tutti gli esseri, trasformando il dolore in uno strumento di compassione.
La saggezza, in questa prospettiva, diventa un calore che nasce dal cuore, dalla capacità di stare con la sofferenza senza fuggire, di condividere la gioia senza aggrapparsi: è il coraggio di essere completamente vivi.
5. La saggezza come responsabilità personale
Un aspetto che l’autrice sottolinea con forza è che nessuno, tranne noi stessi, può dirci che cosa accettare e che cosa rifiutare nel nostro cammino di risveglio.
Siamo noi che dobbiamo imparare a distinguere ciò che ci avvelena da ciò che ci nutre, siamo noi che dobbiamo scoprire la nostra via di mezzo tra l’eccessiva rigidità e l’eccessiva rilassatezza. Nessuno può farlo al posto nostro.
La saggezza ci chiede di assumerci la piena responsabilità della nostra vita, utilizzando ogni situazione, per quanto difficile, come un’opportunità di risveglio.
6. La saggezza dell’impermanenza
Infine, la saggezza è consapevolezza dell’impermanenza. La vita è breve, la morte può arrivare in qualsiasi momento. I “quattro moniti” tradizionali del buddhismo – la preziosità della nascita umana, l’impermanenza, la legge del karma e la futilità del samsara – sono strumenti per risvegliarci dal torpore della routine. Ci ricordano che ogni giorno è un’opportunità unica, che non abbiamo tempo da sprecare in risentimenti e futili lotte.
La consapevolezza dell’impermanenza ci rende grati per ciò che abbiamo, ci rende più presenti, più aperti.

