Fico d’india.
Il fico d’india è un frutto che immediatamente fa pensare al territorio siciliano, visto che in tale luogo ne troviamo piante ovunque.
È un frutto che nasce quasi per caso, lungo le strade di campagna, sui muretti, nei terreni più aridi e perfino sui tetti di alcuni casolari.
Nel paesaggio siciliano lo troviamo spesso, a dimostrare quanto questa pianta abbia trovato in tali luoghi il suo ambiente preferito.
Si aggrappa alla terra con le sue pale grandi, spinose e carnose, in grado di resistere al caldo, alla siccità, al vento e al sole forte d’estate.
Dietro l’aspetto spinoso e selvatico, il frutto, ricco di semi, è succoso, dolce e colorato.
Lo troviamo sui banchi dei mercati a fine estate, inizio autunno e nelle diverse colorazioni, come il giallo, il rosso e il bianco.

Alcune persone li preferiscono maturi, altre invece più duri e sodi.
Alcuni li gustano freddi, appena usciti dal frigorifero, altri li utilizzano per la preparazione di dolci antichi, conserve, granite, mostarde e bevande.
Il fico d’india è infatti considerato un frutto molto buono, dissetante, anche se un po’ difficile da pulire, ma chi lo conosce bene ha una tecnica ben precisa per sbucciarlo senza che le spine gli arrechino alcun danno.
Il fico d’india è dunque un frutto interessante, che possiede caratteristiche che lo rendono prezioso, un frutto misterioso tutto da scoprire.
Ma partiamo dal nome. Perché il fico d’india si chiama appunto fico d’india? Il nome può trarre in inganno.
Nella realtà dei fatti la pianta non viene dall’India, ma dall’America, esattamente dall’area messicana e centro-americana.

Con i viaggi di Cristoforo Colombo le terre americane venivano associate alle Indie e per tale motivo il frutto venne chiamato “fico d’india”, cioè una particolare specie di fico proveniente dalle Indie, che in realtà altro non erano che le terre americane, il nuovo mondo.
Il nome scientifico del frutto, Opuntia Ficus Indica, si lega proprio a questa idea; Ficus perché somiglia al comune fico, Indica perché si fa riferimento alle Indie, e Opuntia, che deriva da Opunte (antica città greca) anche se in effetti la pianta non era presente in quei luoghi nell’antichità.
La pianta appartiene alla famiglia delle Cactaceae, si è diffusa nel Mediterraneo ed è diventata decisamente siciliana, anche se la sua origine non è quella. Ci si è abituati infatti a vederla nei territori siciliani proprio perché ha trovato in Sicilia l’ambiente adatto.
La sua diffusione è stata favorita proprio dal clima caldo, dai terreni asciutti, dalla luce intensa e dalla capacità della pianta di adattarsi a condizioni difficili.

Il fico d’India si riconosce facilmente per le sue pale carnose, chiamate cladodi, importanti per la pianta perché svolgono diverse funzioni. Sono infatti ricche d’acqua e permettono alla pianta di resistere a periodi di siccità anche lunghi.
Sui margini delle pale crescono i frutti, protetti da una buccia anch’essa spessa e carnosa, che presenta delle spine sottilissime e talvolta invisibili, cui bisogna fare attenzione perché irritanti per la pelle.
E’ importante saperlo raccogliere e, in Sicilia, quelli più esperti hanno un loro metodo per farlo.
Le varietà più conosciute in Sicilia.

Principalmente le varietà sono quattro e si distinguono per il colore della polpa.
La varietà gialla, conosciuta come Sulfarina o Nostrale, è fra le più diffuse. La polpa si presenta giallo arancio ed è dolce, profumata e gradevole.
La varietà rossa, conosciuta come Sanguigna, ha una polpa color rosso-violaceo. È una tipologia molto apprezzata perché oltre all’aspetto molto invitante, ha un sapore deciso.
La varietà bianca, conosciuta come Muscaredda o Sciannarina, presenta una polpa di colore chiaro, dal sapore delicato, dolce e fine.
La varietà Arancio è caratterizzata da una polpa arancione intenso dal sapore più dolce.
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Il fico d’India è composto soprattutto da acqua ed è per questo motivo che lo si mangia principalmente fresco, la sensazione che trasmette è di freschezza, e ciò dà un sollievo nei mesi caldi.
Il frutto è dolce, non troppo grasso e poco calorico. Contiene carboidrati, in particolare zuccheri naturali, piccole quantità di proteine e pochissimi lipidi. Una caratteristica interessante è la presenza di fibre, che oltre a dare un senso di sazietà, favoriscono il normale funzionamento dell’intestino. Questo non significa che fa dimagrire, come erroneamente molti pensano, ma che se consumato nelle giuste quantità è in grado di saziare al pari di un pasto.
Contiene poi minerali come potassio, calcio, fosforo e ferro, vitamina C e, in piccole quantità, altre vitamine.
Il colore della polpa, poi, evidenzia la presenza di pigmenti naturali come le betalaine, sostanze antiossidanti come lo sono i flavonoidi e carotenoidi presenti anch’essi nel frutto.
Da non dimenticare inoltre, la presenza dei semi nel frutto, duri e numerosi che non sono tollerati da tutti in egual modo.Ci sono persone che li digeriscono molto bene, altre che avvertono una sensazione di pesantezza con rallentamento intestinale e fastidio.
È sempre bene quindi fare attenzione, in particolare chi ha un intestino delicato e soffre di stitichezza.
Fico d’India nella cucina siciliana

Come già accennato il fico d’India in Sicilia non si mangia soltanto fresco, molte preparazioni sono antiche e altre più moderne.
La polpa permette di ottenere succhi, creme, geli, marmellate e liquori.
Nelle zone dove la produzione era abbondante, la cucina popolare ha cercato sempre di non buttare via niente e non sprecare ciò che la terra offriva.
È da questo concetto che la maggior parte delle antiche ricette hanno preso vita e quindi si cercava di trasformare il prodotto in dolci e altre preparazioni da condividere o conservare in dispensa.
Fra le più caratteristiche preparazioni, troviamo la mostarda di fichi d’India, da non confondere con le salse piccanti di altri paesi. In Sicilia quando si parla di mostarda si intende una preparazione dolce. Ebbene la mostarda di fico è un dolce antico preparato con il succo del frutto addensato, solitamente con amido, aggiunta di cannella, scorze di agrumi e altri aromi.

È una ricetta che richiede pazienza, perché i semi vanno eliminati ma alla fine il dolce ottenuto ha un intenso sapore e profumo e può essere conservato.
Altra preparazione è il gelo di fico d’India, dolce della tradizione siciliana che va consumato al cucchiaio, proprio come un dessert leggero e gradevole al palato.
È possibile trovarlo semplice o arricchito con cannella, pistacchi, mandorle tritate o cioccolato fondente. È una ricetta semplice ma raffinata.

Poi abbiamo la granita, preparazione fresca che si ottiene da frutti maturi, dolci e succosi. E come da tradizione siciliana la troviamo accompagnata, e dunque servita in molti bar, da fragranti e profumate brioche. È una ricetta questa che valorizza molto il frutto, poiché niente o quasi viene aggiunto e il sapore viene esaltato e non coperto da altri ingredienti.

La confettura è un’altra preparazione utile da mettere in dispensa, adatta alla colazione, per la preparazione di crostate o altri dolci, da abbinare con formaggi freschi e ricotta. Ha un particolare sapore, è dolce, con una nota leggermente esotica che la rende riconoscibile rispetto alle altre marmellate.
Il fico d’India viene usato anche nelle insalate, l’utilizzo di frutti più duri crea un bel contrasto con rucola, finocchi e formaggi. È un’altra tradizione del territorio siciliano, semplice ma d’effetto.
Poi abbiamo il liquore al fico d’India, in molte case le donne sono solite prepararlo. Si tratta di un liquore dolce e aromatico, dal colore bello se si utilizzano in particolare i frutti rossi. È un liquore tradizionale che viene servito a fine pasto.

Le pale di fico d’India

Se pensiamo al fico d’India certamente immaginiamo subito il frutto e non le pale verdi e spinose. Eppure perfino le pale, che si chiamano in botanica cladodi, si possono utilizzare in cucina soprattutto se giovani e tenere.
Può sembrare strano ma in molte tradizioni gastronomiche, come ad esempio in Messico, le pale vengono utilizzate per insalate, zuppe, contorni, primi piatti e altre preparazioni.
Anche in Sicilia, seppur moderatamente, vengono utilizzate per la realizzazione di diversi piatti. Naturalmente la preparazione con le pale non è fra le più semplici e immediate, occorre attenzione, conoscenza e soprattutto pazienza.
Come abbiamo “visto”, il fico d’India è un particolare e interessante frutto che offre bellezza al paesaggio e dona abbondanza. È una pianta che offre molto e che ci dice tanto.
Certo non è semplice da mangiare come una mela o una banana, è un frutto che richiede pazienza e tutta la nostra attenzione sia quando si tratta di raccoglierlo che quando si tratta di sbucciarlo.
Richiede tempo, un modo più lento di vivere il cibo, ma soprattutto racconta la Sicilia arida e luminosa, di tradizioni e di mani esperte che lo hanno raccolto con tanta pazienza per portarlo fino alla nostra tavola.
