I NEMICI DELL’AUTOSTIMA PARTE SECONDA
La difficoltà a gestire le emozioni dolorose.
Un’ altra categoria di nemici dell’autostima è costituita dalla difficoltà a gestire le emozioni dolorose, sia proprie che altrui, e i propri pensieri correlati.
Anche in questo caso si tratta di sentirsi padroni in casa propria; come mi sento se non riesco a gestire tutto quello che c’è a casa mia e vivo nel disordine e nella confusione?Posso stimarmi come padrone di casa?
il nostro sistema di segnalazione
Le mozioni, piacevoli o spiacevoli, ( escludendo le emozioni parassite, di cui abbiamo già parlato, che sono dei segnali falsi) sono un sistema di segnalazione: cioè ci informano, momento per momento, sullo stato della totalità del nostro organismo, cioè ci dicono se siamo o non siamo in uno stato di equilibrio.
Quindi ci informano:

- sullo stato di appagamento dei nostri bisogni, tenendo sempre presente se sono naturali, indotti, o compensatori.
- su come ci percepiamo in relazione ad essi, cioè se ci vediamo come bambini impotenti, che non possono e non sanno come rispondere ai propri bisogni, che però dovrebbero essere urgentemente appagati, o come adulti capaci di trovare e utilizzare i mezzi necessari per rispondere ad essi e che sanno che non si può avere tutto subito;
- sul rapporto che in un dato momento abbiamo col mondo esterno; cioè se pretendiamo che gli altri si comportino come noi vogliamo, ( di solito con i segnali: rabbia, ansia, tristezza), se li percepiamo come minacciosi, ( segnali: paura, rabbia, ansia) come indifferenti, (segnali: tristezza, rabbia) come giudici inflessibili pronti a condannarci, (segnali: paura, rabbia) oppure come persone che hanno, come noi, il diritto di essere come sono.
Tra le varie emozioni dolorose, vorrei attenzionare in particolare modo la rabbia, perché è quella che più delle altre ci spinge a “passare all’atto”, cioè ad esprimerla in modo distruttivo, e quindi è più difficile da gestire, con conseguenze di solito disastrose per le relazioni a cui teniamo di più.
La rabbia è un’emozione difensiva, che proviamo quando pensiamo che gli altri ci stiano facendo del male o pretendiamo che si comportino come a noi farebbe comodo;
è anche un’emozione secondaria, perché copre un’emozione più profonda, cioè la frustrazione per il mancato soddisfacimento di un bisogno, di un’ aspettativa o di una pretesa. Ovviamente, quando ci troviamo difronte ad una minaccia fisica reale ci è molto utile per darci l’energia che ci serve per affrontare la situazione nel modo più adeguato per noi.

La rabbia viene spesso utilizzata per manipolare e punire gli altri tramite il senso di colpa, la vergogna o la paura e la sua espressione distruttiva può andare dalle forme più grossolane, come la violenza fisica e verbale, a quelle più sottili, come la critica gratuita, il sarcasmo e l’ironia.
Ma anche la Paura, l’Ansia, la Tristezza, quando raggiungono una certa intensità,sono molto difficili da gestire.
Come possiamo allenarci a gestire queste emozioni?
Proviamo a prendere in considerazione i seguenti passi:
1. CONTENERE-TOLLERARE- STARE CON L’EMOZIONE. Se consideriamo le nostre emozioni come qualcosa di cui dobbiamo liberarci, buttandole subito fuori o distraendoci, ci comportiamo come un autista che, vedendo che la spia del carburante della sua auto lampeggia, si limita ad imprecare o a distrarsi, per dimenticare che la spia si è accesa.
Se non vogliamo restare in panne, si tratta quindi di fermarci, respirare, e cercare di utilizzare nel modo migliore l’emozione-informazione, con la consapevolezza che si tratta di un segnale importante che il nostro organismo ci sta inviando, che sicuramente non ci ucciderà, e la cui durata dipenderà dalle scelte che faremo.
2. OSSERVARE Cerchiamo di prestare attenzione ai cambiamenti fisiologici indotti dall’emozione, senza esprimere giudizi. Osserviamo come è cambiato il nostro respiro, il tono muscolare, la frequenza cardiaca. Poi osserviamo ciò che la nostra mente ci sta dicendo in concomitanza di questi cambiamenti fisiologici
3. NOMINARE EMOZIONI E PENSIERI
Poi diamo un nome all’emozione che stiamo provando, con espressioni del tipo: “In questo momento provo….perchè penso…..”
4 ACCOGLIERE/ACCETTARE partendo dal presupposto che abbiamo sempre il diritto di provare ciò che proviamo, accogliamo con interesse il messaggio, anche se doloroso, che il nostro organismo ci sta inviando, come un’informazione preziosa su di noi e la vita che stiamo conducendo.
5 CAPIRE IL MESSAGGIO Quale messaggio ci sta dando la nostra emozione dolorosa? Quale bisogno sta segnalando? E quale pensiero? Questo pensiero è aderente alla realtà, esprime un mio legittimo diritto o una pretesa?
6 DECIDERE COME VOGLIAMO USARE IL SEGNALE: decidiamo se vogliamo esprimere l’emozione, in modo distruttivo o costruttivo, oppure vogliamo utilizzarla solo per noi, per conoscerci meglio, per cambiare i nostri pensieri disfunzionali o per cambiare le nostre relazioni o il nostro stile di vita.
Questi passaggi possono sembrare complicati, ma, se ci alleniamo ad utilizzarli ogni volta che sorge in noi un’emozione dolorosa, col tempo diventeranno automatici, e avremo acquisito una competenza che ci farà sentire sempre più capaci di gestire le inevitabili difficoltà della vita.
Come possiamo capire se abbiamo gestito bene l’emozione dolorosa che è emersa in noi?
Un’emozione ben gestita:
-1. Passa rapidamente
-2. Ci permette di chiudere la situazione a cui si riferisce
-3. Ci lascia con un senso di calma e competenza e, se per caso abbiamo dovuto fare delle scelte dolorose, ci dà un senso di pacata accettazione dell’ineluttabile.
Empatia

La capacità di gestire le nostre emozioni negative ci rende poi capaci di fronteggiare bene anche le emozioni negative degli altri, consentendoci di provare empatia e di comprendere pienamente il loro stato d’animo.
E l’incapacità essere empatici, che di solito viene attribuita ad egocentrismo, penso che a volte sia invece dovuta alla difficoltà nel gestire/accettare le nostre emozioni negative, che quelle degli altri ci possono evocare.
E infine un esercizio di immaginazione creativa
Prendiamo in considerazione un’emozione dolorosa che non abbiamo gestito come avremmo voluto; ricreiamo nella nostra mente la scena di come l’abbiamo vissuta; cerchiamo di rievocare come ci siamo sentiti: eravamo contenti di noi? Che immagine di noi ci ha rimandato la situazione? Ci piace? Come avremmo voluto vivere quell’emozione e reagire di conseguenza?
Proviamo ora ad applicare i sei passi descritti sopra e alla fine chiediamoci come ci piacerebbe aver reagito. Quale reazione ci avrebbe fatto sentire più competenti, più capaci, più padroni di noi stessi? Quale reazione ci avrebbe dato un livello di autostima migliore?


Bellissimo articolo!
La “gestione positiva” dei sentimenti e delle emozioni è il l” lavoro” di tutti gli esseri, che aspirano alla consapevolezza.
Grazie🌸