Vivere da disincarnati
la nostra mente non è un’entità sospesa in aria: è radicata, letteralmente, nel corpo e la nostra esperienza del mondo e di noi stessi non passa solo dalla testa, ma dall’intero organismo.
Non “abbiamo” un corpo, siamo in un corpo.

Quante volte abbiamo visto persone che camminano per strada con lo sguardo perso nel vuoto e la testa a qualche chilometro di distanza?
Il comportamento disincarnato è proprio questo: vivere più nella mente che nel corpo, come se fossimo puro pensiero disincarnato.
E non è solo una questione di distrazione: è uno stile di vita che ha effetti deleteri: inciampare sul gradino, perdere le chiavi, mal di schiena da postura inconsapevole, ansia da realtà ignorata, disconnessione dalle emozioni…E i nostri amici e familiari che iniziano a dubitare che siamo davvero presenti o capaci di empatia…
Ma come possiamo tornare con i piedi per terra?
Per fortuna esiste un rimedio semplice e… multisensoriale! Per vivere da incarnati bisogna trasferirsi nei sei sensi, ma è una competenza da allenare.
Come rientrare nel corpo
Come sempre, prima di tutto bisogna dare attenzione al respiro: respirare profondamente e lentamente muovendo l’addome per qualche minuto ci permette di riportare l’attenzione sul corpo.
Poi spostiamo l’attenzione sui sensi che ci tengono collegati alla realtà materiale presente, dedicando ad ognuno di essi almeno 5 minuti.
1. Vista
Guardiamoci intorno con attenzione: notiamo gli oggetti, le persone, attenzionando i colori, le forme. La vista ci ancora alla realtà, ricordandoci dove siamo davvero, invece di vagare nei “se” e nei “ma” della mente.
2. Udito

- Ascoltiamo davvero: il canto degli uccelli,
- la voce di un amico o persino il rumore del frigorifero che borbotta.
- Ascoltiamo non solo le parole, ma anche i toni, i silenzi, i rumori di fondo.
- L’udito ci dice che il mondo è intorno a noi.

3 Tatto
Sentiamo la superficie su cui poggiamo piedi e mani, la morbidezza del divano,
la ruvidità di un libro, la texture della frutta,
il contatto con la sedia, la pressione dei piedi sul pavimento,
la mano che stringe la penna.
Piccoli ancoraggi che ci ricordano che siamo incarnati.
4. Olfatto
Senso sottovalutato, ma potentissimo. Un odore può catapultarci nel passato o riportarci al presente. Sentiamo l’odore dell’ aria, il profumo del caffè, dei fiori o del bucato appena lavato.

5. Gusto

Sentiamo il sapore che abbiamo in bocca,
mangiamo con consapevolezza: assaporando ogni boccone
senza pensare al messaggio che dobbiamo inviare o alla riunione imminente.
Anche un sorso d’acqua può essere un’esperienza sensoriale
se ci fermiamo davvero a sentirlo.
6. i sensi interni
La propriocezione
E’ il nostro GPS interno che ci permette di sapere dove siamo, che ci dà la percezione della posizione e del movimento del corpo nello spazio; è ciò che ci permette di toccarci il naso ad occhi chiusi o di sapere se la nostra gamba è piegata senza guardarla. Dipende dai recettori dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni.
Per diventare consapevoli di questo nostro senso interno, possiamo fare la “camminata consapevole”:
Camminiamo molto lentamente, a piedi nudi se possibile, concentrandoci su come il peso del corpo passa dal tallone alle dita, su come si muovono l’anca, il bacino, la spina dorsale, le spalle e notiamo le micro-correzioni di equilibrio che il corpo effettua.
L’interocezione
E’ il senso che ci informa su ciò che succede dentro il corpo, cioè i segnali che arrivano dagli organi interni: battito cardiaco, respirazione, nausea, fame, tensione muscolare, pienezza dello stomaco ecc. È la modalità sensoriale più interna, quella che media la nostra percezione delle emozioni e ci dice “come stiamo dentro”.
Per affinare l’interocezione possiamo effettuare la scansione del corpo
Seduti, dopo alcuni respiri profondi, portiamo l’attenzione a una parte del corpo alla volta partendo dai piedi, e notando tutti i segnali che riusciamo a percepire: il contatto con il suolo, la tensione muscolare, il peso ecc.
E infine possiamo effettuare una mini-sequenza di Propriocezione + Interocezione da fare a piedi nudi, in silenzio o con musica lenta.
1. Presa di contatto (1–2 min), per radicare l’attenzione nel corpo e attivare la percezione somatica di base.
- Stai in piedi, occhi chiusi o semiaperti.
- Senti i piedi: quale parte senti di più? Come è distribuito il peso del corpo? C’è più peso a destra o sinistra?
- Inspira e percepisci il corpo “espandersi” leggermente, espira e lascia che il peso scenda verso il pavimento.
- Nota eventuali zone tese o “assenti” nella percezione.
- 2. Respiro- (1-2 min.)per affinare l’interocezione attraverso il respiro e la percezione del movimento interno.
Porta attenzione al respiro senza modificarlo.
- Senti dove si muove: torace, pancia, schiena, clavicole?
- Poi “guida” il respiro in diverse zone, come se potessi farlo espandere nei fianchi, nel dorso, nelle scapole.
- Nota le differenze tra inspirazione e espirazione (temperatura, ritmo, volume).
- 3. Equilibrio oscillante (2–3 min) percepire la regolazione fine dell’equilibrio.
- In piedi, lascia che il corpo oscilli dolcemente avanti e indietro, poi lateralmente.
- Senti come i piedi, le caviglie e il bacino si adattano al movimento
- Trova il punto in cui senti il corpo in equilibrio senza sforzo.
- 4. Movimento lento consapevole (3–4 min) per integrare propriocezione e interocezione in un flusso unico.
- Muovi lentamente le braccia, le spalle, poi il busto, come in un flusso.
- Mantieni l’attenzione sul come il movimento nasce e si trasmette.
- Senti il peso e la tensione che si crea e si rilascia.
- Lascia che il ritmo del respiro accompagni i movimenti.
- 5. Ascolto interno in quiete (2–3 min)coltivare la percezione interiore come forma di auto-regolazione e centratura.
- Fermati e chiudi gli occhi.
- Nota il battito cardiaco, la temperatura, eventuali vibrazioni o pulsazioni interne.
- Osserva se senti differenze tra prima e dopo la sequenza (peso, calore, respirazione, presenza mentale).
Tutto questo dovrebbe aiutarci a restare nel corpo e sapere ogni momento dove siamo, quali risorse abbiamo, con chi siamo, come ci sentiamo, e trarre piacere dalla cose che ci circondano.
Ma oltre a questo c’è ancora un altro grande vantaggio nell’essere incarnati
L’ efficacia nel qui e ora
Quando i sei sensi sono attivati e non messi in modalità “silenzioso”, il nostro comportamento diventa più efficace.
Infatti saremo:
-Più concentrati – perché il cervello riceve input chiari e concreti.
-Più reattivi – perché cogliamo i segnali in tempo reale, non quando è troppo tardi.
-Più presenti agli altri – perché un dialogo è fatto soprattutto di micro-segnali sensoriali, non solo di parole.
– E soprattutto non succubi della nostra mente, che spesso ci propone i suoi film dell’orrore.
E infine
Quando ci accorgiamo di essere “in modalità pilota automatico”, possiamo provare questo mini-esercizio per ricominciare a partecipare pienamente alla vita terrestre.
– Guardiamo un dettaglio che non abbiamo notato prima.
– Ascoltiamo il suono più lontano che riusciamo a distinguere.
– Facciamo un respiro e sentiamo quale parte del corpo si muove.

Utilissimo, grazie!