Pilates e dolore
Il dolore non viene percepito dalle persone nello stesso identico modo.
Ci sono persone che quando avvertono un dolore si fermano subito, perchè sono spaventate e temono di peggiorare la situazione.
Altre invece continuano a muoversi ignorandolo, resistendo, sperando che prima o poi il dolore possa sparire, si tratta quindi di avere pazienza.
In realtà il dolore è un messaggio molto più complesso rispetto a ciò che siamo abituati a pensare, poichè non riguarda soltanto una specifica parte del corpo che fa male, ma il modo in cui il sistema nervoso interpreta ciò che sta accadendo in quel momento con annesso la storia personale, lo stress vissuto, la paura del movimento e il contesto in cui quel dolore viene vissuto.
Il pilates, se proposto con la dovuta attenzione e adattato alle esigenze delle persone, può diventare uno strumento utile, perchè aiuta a recuperare fiducia nel movimento, a migliorare la consapevolezza del corpo e soprattutto ad affrontare in modo diverso il dolore. È un messaggio, un’informazione che bisogna comprendere.
Naturalmente questo non vuol dire che con il pilates si vuole sostituire una valutazione medica o del fisioterapista, soprattutto quando si tratta di un forte, improvviso e persistente dolore magari con altri sintomi aggiuntivi.
Sicuramente però tale disciplina può offrire un percorso serio, corretto e personalizzato, dove il movimento può essere di grande aiuto nella gestione del dolore meccanico.
Cos’è il dolore?

Siamo convinti che il dolore è un segnale che proviene soltanto da una parte del corpo danneggiata.
In effetti è così, ma non sempre vi è una correlazione diretta; è bene comprendere che l’esperienza del dolore è sia sensoriale che emotiva ed è vissuta in modo spiacevole.
L’individuo vive dunque un’esperienza, in riferimento ad un dolore fisico, che è del tutto personale. Ciò che per una persona è sopportabile, per un’altra può risultare invalidante. In realtà il livello di sopportazione può cambiare anche nella medesima persona in base al suo stato emotivo. Anche il più piccolo fastidio, in un periodo di stanchezza, preoccupazione o stress, può essere vissuto in modo più intenso ed ecco che diventa un dolore.
Questo non significa che la persona sta immaginando il suo dolore solo perchè è più intenso, ma si tratta di comprendere che mente e corpo partecipano insieme alla costruzione della sensazione “dolore”.
I recettori, che si trovano nei tessuti inviano informazioni al sistema nervoso, ma il modo in cui queste informazioni vengono elaborate dipende da diversi e molti fattori. E’ importante capire questo meccanismo, per superare l’idea, non del tutto corretta, che il dolore sia sempre correlato ad un danno più o meno grave. In alcune situazioni può essere certamente così, in altre invece la sensazione di dolore può essere il risultato di un sistema di protezione, diventato probabilmente troppo sensibile.
Dolore sensoriale ed emozionale

Il dolore possiede quindi una componente sensoriale e una emozionale.
La componente sensoriale riguarda il corpo e ciò che sentiamo nel corpo, come ad esempio il bruciore, la tensione, le fitte, fastidi, rigidità. È quella parte del dolore che ci porta a dire: “mi fa male proprio qui, in questo punto preciso”.
La componente emozionale riguarda invece il modo in cui viviamo quella determinata sensazione. Possiamo sentirci preoccupati, impauriti, irritati, impotenti, depressi. Magari possiamo domandarci se passerà subito, se peggiorerà, se riusciremo a muoverci bene come prima e così via.
La sfera emozionale è spesso sottovalutata, invece andrebbe considerata di più.
Facciamo un esempio. Se una persona ha vissuto un evento doloroso importante, può reagire con maggior paura anche di fronte ad un lieve dolore. Questo accade perchè il corpo ricorda, il sistema nervoso anticipa e la mente cerca di evitare il ripetersi di quell’evento passato.
Si tratta di un meccanismo di protezione, non è affatto un difetto. Il problema nasce quando questa protezione da parte del corpo, molte volte, diventa eccessiva, perchè la parte emotiva l’ha ingigantita. È così che la persona inizia a proteggersi, evitando movimenti, attività, posizioni, fino ad arrivare al punto di sentirsi sempre più fragile e bloccata.
Il pilates, in queste situazioni, può essere di grande aiuto, perché ristabilisce un dialogo più armonioso e sereno con il corpo.
Attraverso esercizi graduali, respiro e attenzione, la persona può distinguere un movimento realmente pericoloso da un movimento semplicemente temuto.
Inoltre le cause che influenzano il dolore possono essere di natura biologica, come ad esempio la gravità di una lesione, una determinata infiammazione, la funzione del sistema nervoso, il sesso, l’età e le condizioni generali dei tessuti. Questi sono gli aspetti concreti che riguardano il corpo e le sue condizioni fisiche in generale.

Poi vi sono gli aspetti psicologici, di cui abbiamo già parlato, e dunque l’umore, la paura, lo stress, la depressione, l’ansia ecc… che influenzano il modo in cui il dolore viene percepito e poi quelli sociali in riferimento all’ambiente in cui vive la persona, quale e quanto sostegno riceve, la situazione economica, la cultura e le convinzioni familiari o sociali sul dolore.
È chiaro che una persona che si sente ascoltata, guidata e sostenuta è in grado di affrontare il dolore diversamente rispetto a quella che si sente sola, abbandonata e non creduta.
Sappiamo quanto le parole siano importanti, dire a qualcuno che ha una schiena debole, oppure delle braccia troppo deboli non fa che aumentare confusione e paure scoraggiando ulteriormente la persona. Spiegargli invece che il corpo può adattarsi e che le condizioni, con calma e perseveranza, possono migliorare, crea la giusta motivazione, aprendo una strada diversa.
Questo non significa minimizzare il dolore, ma restituire alla persona una possibilità che diversamente andrebbe perduta.
Il pilates lavora proprio dentro tali possibilità, perchè può modificare non soltanto il movimento, ma anche il rapporto che la persona ha con quel preciso movimento.
Concludendo: Perchè fare pilates può aiutare?

Il pilates può aiutare perchè gli esercizi si adattano alle esigenze del singolo e i principi di cui si avvale possono essere applicati con successo a diversi tipi di dolore: quindi offrono flessibilità e possibilità di adattamento.
Se gli esercizi sono selezionati e scelti con cura dall’istruttore, possono promuovere il movimento e ridurre il timore di muoversi.
Il lavoro di tale disciplina si basa sul controllo, sulla respirazione, sulla concentrazione, sulla qualità del movimento. Non si tratta semplicemente di fare un esercizio e non si chiede alla persona di fare di più, ma di fare meglio, con più attenzione e maggiore presenza. Questo è di fondamentale importanza.
Quando una persona si rende conto che può muoversi senza peggiorare i sintomi, qualcosa cambia, perchè il corpo vive un’esperienza nuova e la mente comincia a valutare come il movimento in atto sia meno pericoloso e non vi sia alcun dolore. Quindi non esiste un esercizio giusto per tutti, esiste un esercizio adatto a quella persona, in quel momento.
L’insegnante di pilates che lavora con persone doloranti ha una grande responsabilità. Deve saper osservare, adattare, comunicare nel modo corretto e soprattutto valutare per lavorare sempre in sicurezza.
Non è un lavoro che può sostituire le cure necessarie, quando il dolore richiede una valutazione medica o l’intervento del fisioterapista. Non è una soluzione magica, ma certamente può diventare un valido supporto quando viene utilizzato con competenza, la giusta gradualità e rispettando i limiti della persona.
Il punto cardine da tenere a mente forse è proprio questo: un corpo che si muove con attenzione e consapevolezza può ritrovare poco alla volta sicurezza, libertà e fiducia. Questo è ciò che conta di più.
