LE LEZIONI DELLA RABBIA
La rabbia è spesso considerata un’emozione “pericolosa”, perché può essere molto distruttiva, ma, per quanto possa essere dolorosa o distruttiva quando viene agita impulsivamente, può anche diventare una straordinaria fonte di conoscenza su noi stessi.
Infatti la rabbia non ci dice soltanto che qualcuno ha fatto qualcosa che noi consideriamo sbagliato, ma ci dice sempre qualcosa su di noi: che cosa consideriamo importante, che cosa ci ferisce, che cosa temiamo di perdere, quali bisogni non stiamo ascoltando e quali parti di noi facciamo fatica ad accettare.
La rabbia, quindi, può essere usata come un importante indicatore su di noi; il problema nasce quando non ci ascoltiamo e ci lasciamo guidare dall’impulso.
La rabbia come segnale

Quando proviamo rabbia, la prima tentazione è cercarne immediatamente la causa all’esterno:
È lui che mi fa arrabbiare...
È lei che mi provoca...
Se lui si comportasse diversamente, io non proverei questa emozione...
Certamente gli altri possono compiere azioni realmente ingiuste, deludenti o offensive, ma tra ciò che l’altro fa e il modo in cui reagiamo esiste uno spazio, spesso molto difficile da percepire, nel quale entrano la nostra storia, le nostre aspettative, le nostre paure e il significato che attribuiamo a ciò che è accaduto.
Per questo due persone possono vivere la stessa situazione e reagire in modo completamente diverso.
La domanda allora non è più: Chi ha torto?, ma: Che cosa sta toccando questa situazione dentro di me?
Possiamo arrabbiarci perché abbiamo bisogno di rispetto, di attenzione, di autonomia, di sicurezza, di riconoscimento, di reciprocità; se mi arrabbio profondamente quando qualcuno non mantiene una promessa, forse per me la lealtà ha un’importanza enorme;
se soffro quando il partner non mi ascolta, forse non sto chiedendo semplicemente attenzione, ma ho bisogno di sentirmi importante per lui; se reagisco con grande intensità, quando qualcuno cerca di controllarmi, forse l’autonomia è un valore fondamentale per me.
La rabbia, dunque, può diventare una sorta di mappa dei nostri bisogni e dei nostri valori.
La rabbia può mostrarci le nostre aspettative
Non sempre ciò che desideriamo dall’altro è un bisogno legittimo che può essere comunicato; a volte dietro la rabbia c’è un’aspettativa implicita:
Se mi ama, dovrebbe capire cosa provo senza che io glielo dica.
Se mi ama davvero, dovrebbe comportarsi come vorrei.
Se tiene a me, non dovrebbe mai farmi sentire insicuro.
Quando l’altra persona non risponde a queste aspettative, la delusione può trasformarsi rapidamente in rabbia. A questo punto la rabbia ci offre la possibilità di farci questa domanda: Sto chiedendo all’altro qualcosa che può realmente darmi? È un bisogno o è una pretesa?
La differenza è fondamentale; un bisogno può essere espresso e negoziato, una pretesa, invece, si trasforma in un obbligo che esclude ogni negoziazione: Se mi ami, devi….
La rabbia può mostrarci gli aspetti di noi che facciamo fatica ad accettare
Ma una delle lezioni più difficili che la rabbia può darci riguarda la nostra immagine di noi stessi.
Potremo scoprire di essere gelosi, possessivi, bisognosi di rassicurazione, competitivi o desiderosi di avere il controllo e queste caratteristiche possono entrare in conflitto con l’immagine ideale che abbiamo di noi. In questo caso la rabbia potrebbe mostrarci come mentiamo a noi stessi, aiutandoci ad intraprendere un vero percorso di consapevolezza.
La rabbia può nascondere la nostra fragilità

Molto spesso però la rabbia non è la nostra emozione più profonda, perché ci permette di nascondere a noi stessi e agli altri emozioni che ci fanno sentire vulnerabili: paura, tristezza, vergogna, senso di impotenza, solitudine o delusione; quindi serve a proteggerci temporaneamente dal contatto con emozioni che ci fanno sentire fragili.
Così dietro a Sono furiosa perché lei/lui non mi considera
potrebbe esserci
Ho paura di non essere importante per lei/lui; Mi sento esclusa,
o ancora
Mi fa male sentire che potrebbe allontanarsi da me.
Per questo, quando siamo arrabbiati, può essere utile chiedersi: Se sotto questa rabbia ci fosse un’altra emozione, quale sarebbe?
La rabbia può rivelare le nostre ferite
Quando reagiamo in modo molto più intenso di quanto la situazione sembrerebbe giustificare, può significare che l’evento presente ha toccato qualcosa di antico: infatti una frase del partner può risvegliare il sentimento di non essere considerati, un rifiuto può riattivare la paura di essere abbandonati, una critica può riaccendere una vecchia sensazione di inadeguatezza.
In questi casi la domanda dovrebbe essere: Questa sensazione mi è familiare? Quando l’ho già provata? Questo ci permetterebbe di diventare sempre più consapevoli dell’impatto emotivo della nostra storia personale.
E le nostre contraddizioni
La rabbia può farci scoprire che possiamo avere emozioni ambivalenti, visto che una delle nostre difficoltà più grandi è accettare che possiamo amare profondamente una persona e, nello stesso tempo, essere arrabbiati con lei; che possiamo desiderare vicinanza e contemporaneamente desiderare distanza; che possiamo sentirci grati e delusi; che possiamo amare e avere bisogno di essere lasciati soli; che avere un pensiero aggressivo non significa volerlo realizzare.
La maturità emotiva consiste anche nella capacità di lasciare che emozioni diverse possano coesistere.
La rabbia può insegnarci a mettere dei confini

Ma non tutta la rabbia deve essere trasformata in introspezione, a volte ci segnala che qualcosa non va.
Se qualcuno invade continuamente i nostri spazi, ci manca di rispetto o ignora sistematicamente i nostri bisogni, la rabbia può indicarci che è necessario stabilire un limite.
In questo caso la domanda è: Quale confine sto cercando di difendere con la mia rabbia?
Un confine sano non si stabilisce né con le minacce né con le punizioni, ma con una comunicazione assertiva chiara: Questo per me non va bene. Ho bisogno che questa cosa cambi, se continua, dovrò prendere una certa distanza.
La rabbia, quando viene ascoltata senza essere agita impulsivamente, può quindi trasformarsi in assertività.
Quando la rabbia diventa distruttiva
Comprendere l’origine della nostra rabbia non significa giustificare ciò che facciamo quando la proviamo.

Insulti, intimidazioni, minacce, aggressioni, umiliazioni e comportamenti volti deliberatamente a ferire l’altro sono ingiustificabili; comprendere l’origine della propria rabbia significa assumersi una maggiore responsabilità delle proprie azioni e reazioni e soprattutto aprirsi a quello che forse è l’insegnamento più utile che ne possiamo trarre:
la differenza tra sentire e agire.
Non possiamo scegliere ciò che proviamo, ma possiamo imparare a scegliere ciò che facciamo con ciò che proviamo.
Tra emozione e comportamento esiste uno spazio di libertà che all’inizio può essere piccolissimo, ma che con il tempo possiamo far diventare sempre più ampio e che contiene la possibilità di scegliere se reagire o agire.
Così possiamo scoprire che possiamo essere arrabbiati senza insultare, possiamo sentirci feriti senza punire, possiamo avere bisogno di distanza senza minacciare l’abbandono, possiamo desiderare qualcosa senza pretendere che l’altro ce la conceda.
Riepilogando: la rabbia può diventare la nostra maestra
Da cattiva consigliera, quando si esprime attraverso l’impulso, la rabbia può quindi diventare una grande maestra, quando impariamo ad ascoltarla.
Ci mostra dove siamo vulnerabili, ciò che desideriamo, ciò che temiamo, indica i nostri confini, mette in luce le nostre aspettative, ci fa incontrare parti di noi che preferiremmo nascondere, e, soprattutto, ci insegna che un’emozione può essere accolta senza essere necessariamente trasformata in azione.
Forse il nostro obiettivo non dovrebbe essere non arrabbiarci mai, ma diventare capaci di stare davanti alla nostra rabbia abbastanza a lungo da poterla ascoltare.
