Erbe tintorie – Seconda Parte
Nel precedente articolo abbiamo parlato delle erbe tintorie, del loro utilizzo e di come i pigmenti vegetali si rilasciano e si sovrappongono al colore naturale dei capelli.
Le polveri che troviamo nelle miscele vegetali non sono tutte tintorie nello stesso modo, e questo è bene saperlo. Ci sono piante, come la Lawsonia inermis e l’Indigofera tinctoria, che hanno la capacità di modificare visibilmente il colore dei capelli, altre invece donano riflessi delicati ed hanno un’azione più cosmetica o detergente, riequilibrante sul capello.
Sono diverse le polveri vegetali che possiamo trovare in commercio, da sole o all’interno di una tinta già composta.
Si tratta di piante diverse che spesso provengono da varie aree geografiche, con un potere tintorio differente.
Nel mondo esistono molte piante tintorie che hanno anche il vantaggio di proteggere i nostri capelli e stimolarne la crescita.
Vediamone di seguito alcune.
Lawsonia inermis

La Lawsonia inermis, più conosciuta con il nome di henné o henna, è un arbusto spinoso che ha origine da regioni come l’Africa tropicale, la penisola arabica, il Pakistan meridionale e l’India.
Le foglie della Lawsonia vengono essiccate e la polvere ottenuta si presenta di colore verde. Questa non tinge i capelli di verde, il suo colorante è il lawsone, che interagisce con la proteina dei capelli e li colora di arancio, oppure rame o rosso.
Il risultato che si ottiene non è uguale per tutti.
Se, ad esempio, abbiamo un capello bianco o molto chiaro, avremo una colorazione più visibile. Se invece si tratta di un capello scuro, allora vedremo dei riflessi ramati o rossicci.
Questo dimostra che la Lawsonia non schiarisce, né tantomeno sostituisce il naturale pigmento del capello. Il colore che rilascia si aggiunge a quello presente sovrapponendosi. Questo aspetto va considerato e non va mai sottovalutato.
Due persone possono usare la stessa polvere, preparata nello stesso modo, ed avere gli stessi tempi di posa, ma i risultati possono essere del tutto diversi. I fattori che influenzano tale risultato sono la base di partenza, quindi il colore naturale dei capelli, la quantità di capelli bianchi, la porosità e gli eventuali precedenti trattamenti che possono essere il motivo che porta al raggiungimento di un particolare colore finale così ottenuto.
Inoltre, la base di molte miscele per la copertura dei capelli bianchi è data dalla Lawsonia. Le tonalità più scure, come il castano o il nero, sono ottenute grazie alle miscele di Lawsonia + indigo o katam.
Indigo

L’indigofera Tinctoria, conosciuta come indaco o indigo, è un arbusto originario soprattutto dell’India e Indocina. Da questa pianta vengono raccolte le foglie, lavate, essiccate e ridotte in polvere.
Le sue foglie da secoli vengono utilizzate per la colorazione dei tessuti.
A differenza della Lawsonia, che dona tonalità calde, l’indigo possiede un pigmento blu che tende a tonalità fredde. Inoltre applicato sui capelli riduce la prevalenza dei capelli rossi della Lawsonia e viene utilizzato per scurire le chiome.
Se viene usato da solo su capelli bianchi o molto chiari può creare tonalità come verdastre o azzurrognole, particolarmente nella prima fase. Per questo motivo viene associato alla Lawsonia.
Ciò che accade mescolando la Lawsonia, che produce una colorazione rosso-arancio, e l’indigo, che vira verso il blu, è ottenere una svariata tonalità di castani.
Se si aumenta l’indigo la colorazione castana diventa più scura e fredda.
Vi sono poi diversi procedimenti che è possibile effettuare se si vuole ottenere un castano oppure un nero sui capelli bianchi.
Il primo è quello di miscelare insieme Lawsonia e indigo e procedere all’applicazione.
Il secondo è quello di applicare prima la Lawsonia e solo successivamente l’indigo.
In ogni caso non esiste un modo per garantire lo stesso colore su ogni persona, il risultato ottenuto sarà comunque diverso in base al tipo di capello.
L’indaco regala morbidezza e brillantezza ai capelli.
Katam

Il Katam, forse meno conosciuto rispetto alla Lawsonia e l’indigo, viene anch’esso utilizzato per ottenere castani e tonalità più scure.
Il nome botanico è Buxus dioica ed è una pianta che viene raccolta nello Yemen.
La polvere si ottiene dalle foglie essiccate della pianta e il composto ha un intenso odore di erba. Come l’indigo, viene miscelata alla Lawsonia per evitare di ottenere tonalità troppo ramate e rossicce, così da orientarle verso sfumature più scure.
Tende a donare colori che virano verso il marrone/cioccolato e il violaceo, mentre l’indigo più verso il blu. Si può usare anche da solo per scurire i capelli.
Inoltre rinforza i capelli, protegge dai danni del tempo, dona loro più morbidezza e lucentezza.
Crespino

Il crespino, il cui nome botanico è Berberis vulgaris, è un arbusto spinoso che proviene dall’Europa e dall’Asia.
Se ne ottengono sostanze coloranti di colore giallo dalle radici, dal legno e dalla corteccia.
La capacità tintoria del crespino è ben documentata nel settore tessile, infatti gli estratti di Berberis sono stati studiati, per esempio, per tingere la lana e altre fibre naturali.
Nelle miscele cosmetiche per tingere i capelli, la polvere di crespino viene utilizzata soprattutto per sostenere tonalità bionde o per intensificare i riflessi freddi.
Il crespino viene di solito utilizzato insieme ad altre polveri come la cassia, il rabarbaro o miscele che sono formulate per capelli chiari.
Un miglior risultato è maggiormente visibile sui capelli bianchi, biondi o molto chiari.
Invece su un capello scuro, il pigmento giallo non ha la capacità di schiarire e quindi il colore può risultare poco evidente.
È bene sapere dunque che la polvere di crespino non è in grado di trasformare un capello scuro in biondo ed è un’erba tintoria che va associata ad altre polveri per ottenere riflessi biondi freddi.
Non è conveniente usarla pura, perchè la pastella è grumosa e non è facile da applicare.
