LA SOLITUDINE DEL MANIPOLATORE
La manipolazione
Possiamo essere spinti a manipolare gli altri per vari motivi: per ottenere attenzione e ammirazione, perché temiamo la solitudine e l’abbandono, o perché i nostri valori essenziali sono il potere e il vantaggio personale. In questo caso parliamo di manipolazione pura o Machiavellismo.
Chi è il manipolatore puro?
Il manipolatore puro è una persona che vede gli altri soprattutto come strumenti, oggetti animati che possono essere utili o dannosi al raggiungimento dei propri obiettivi, perché è orientato essenzialmente al potere e al vantaggio personale.
Di conseguenza le relazioni che amerà creare saranno reti di influenza, che permetteranno scambi di vantaggi o giochi di potere. Se una relazione non offrirà più vantaggi potrà interromperla rapidamente senza particolare rimpianto o senso di colpa.
Per raggiungere i suoi scopi, dovrà agire in modo strategico, cercando di controllare gli impulsi; dovrà studiare, calcolare con pazienza e pianificazione, per poi intervenire al momento più vantaggioso, evitando il conflitto aperto.
I legami affettivi potranno essere presenti, ma sempre subordinati all’utilità, per essere usati in modo strumentale.
Cosa permette tutto ciò
Ovviamente questi comportamenti devono essere supportati e giustificati da una filosofia ben precisa, una visione cinica della vita, dell’etica e della natura umana, che consenta di evitare eventuali conflitti morali alimentati da un’educazione cristiano-cattolica esclusivamente formale.

Quindi i dati di realtà per lui incontrovertibili saranno:
-Tutti sono egoisti
-Chi si fida degli altri viene sfruttato
-La verità è relativa e i fatti possono essere manipolati con omissioni, menzogne, mezze verità, ambiguità.
-Il distacco e la freddezza emotiva sono le difese migliori
Come appare?
Spesso appare intelligente, affascinante, calmo, diplomatico, socialmente competente e proprio per questo può risultare difficile da identificare.

Un aspetto molto interessante è che può apparire anche empatico, perché sa comprendere molto bene quello che provano gli altri, ma senza sentirlo.
Si tratta infatti di un’empatia cognitiva, non affettiva, che gli permetterà di comprendere perfettamente le paure, i desideri, i bisogni e la fragilità dell’altro e di usarli a suo favore.
Come si forma?
Sulla genesi di questi comportamenti sono state avanzate diverse ipotesi.
Alla base potrebbero esserci, oltre ovviamente a fattori temperamentali e di personalità, modelli familiari manipolativi, cioè la persona può essere stata manipolata fin da bambino, oppure è vissuta in ambienti molto competitivi e poco sicuri, in cui la fiducia veniva associata alla vulnerabilità e alla stupidità, con la convinzione che se non si controllano gli altri, saranno loro a controllare noi.
La paura della vulnerabilità porterà così a sostituire l’intimità e l’amore con il controllo, la negoziazione con la manipolazione, e l’altro non sarà un soggetto autonomo con cui entrare in una relazione reciproca, ma una variabile da prevedere e gestire.
Quanto è solo?
Date queste premesse, il manipolatore sarà molto solo, certo non esternamente, anzi probabilmente avrà molte relazioni e molti contatti;
la sua solitudine invece sarà interna e relazionale: non potrà mai avere relazioni autentiche, fondate sulla fiducia, sulla reciprocità, sulla vulnerabilità e sulla possibilità di dipendere in parte dall’altro.
Infatti se pensiamo che se ci mostriamo vulnerabili rischiamo di essere feriti, che è meglio controllare che fidarsi e che le persone sono prevedibili se sappiamo come influenzarle, non sapremo mai chi sono veramente gli altri e quindi non potremo mai instaurare una relazione profonda.
Se otteniamo affetto attraverso la seduzione, la pressione emotiva e i sensi di colpa, come potremmo mai sapere se l’altro ci ama o ci teme?
E, anche se una persona offre affetto sincero, potremmo vederla come ingenua o interessata e potenzialmente traditrice. Tutto ciò mantiene una profonda distanza emotiva.
Ma questa solitudine profonda viene percepita? Crea sofferenza?
Se la manipolazione è associata al narcisismo, il senso di solitudine può essere molto intenso, provocare molto dolore, senso di vuoto e isolamento.
Se i comportamenti manipolativi nascono dal timore di perdere l’altro, come accade per alcune personalità, anche in questo caso la solitudine può essere molto dolorosa e angosciante, perché la persona desidera un’ intensa vicinanza, anche se i suoi comportamenti possono destabilizzare la relazione.

Se invece si parla di manipolazione pura, la situazione è molto diversa, perché il manipolatore percepisce meno degli altri il bisogno di intimità profonda e spesso rinuncia volontariamente alla vicinanza emotiva in cambio di autonomia, controllo e vantaggio strategico, quindi la solitudine può essere meno sofferta consciamente e tradursi in relazioni relativamente superficiali o strumentali.
Forse la forma più profonda di solitudine non è “non avere nessuno vicino”
È sentire che nessuno conosce il proprio vero sé.
Una persona molto manipolativa può mostrare una maschera per gli amici, una per il partner, una per il lavoro, può diventare molto abile nel gestire le impressioni altrui, ma più vive attraverso queste costruzioni, più può emergere il dubbio che se smettesse di controllare l’immagine che dà, forse nessuno rimarrebbe accanto a lui.
Differenza tra cinismo, manipolazione, pragmatismo e competenze strategiche
Ovviamente c’è molta differenza tra manipolazione cinica e competenze pragmatiche e strategiche che sono invece molto funzionali, perché permettono di negoziare e di gestire situazioni complesse.
La differenza ovviamente è quantitativa e morale; la manipolazione, soprattutto a bassi livelli e in in base alle situazioni, può indicare pragmatismo, realismo e capacità strategica, mentre quando diventa pervasiva e soprattutto riguarda le persone, diventa sfruttamento e cinismo relazionale.
