Fitoterapia prima parte

fitoterapia

La natura che ci circonda offre con abbondanza e generosità piante di ogni tipo e genere e l’uomo, che ne fa parte, ne ha fatto largo uso fin dai tempi antichi, poiché la maggior parte delle piante hanno un tale potere curativo da essere utilizzate come medicinali.

Anche gli animali fanno uso di piante medicinali, istintivamente ne sono attratti e se ne nutrono al bisogno, come i gatti ad esempio che spesso masticano un’erba che trovano in giardino o dentro i vasi sui balconi, quando si tratta di gatti da appartamento. Sembrerebbe addirittura che molte piante curative furono conosciute dagli uomini grazie all’osservazione del comportamento degli animali. Così, attraverso varie prove, ricerche e osservazioni sui loro effetti, (talvolta anche poco felici ), si è arrivati a scoprire quali siano le piante più idonee al nutrimento e quali quelle medicinali. 

Alcuni cenni storici fino al medioevo

Molti scavi archeologici effettuati in Europa, soprattutto in Svizzera e Italia,  hanno riportato alla luce molti resti di piante medicinali, a dimostrazione dell’uso curativo che ne veniva fatto. Fra le centinaia di tavolette d’argilla ritrovate presso la biblioteca reale di Ninive, conosciuta anche come biblioteca di Assurbanipal,  l’ultimo grande re Assiro,  molte mostrano impresse centinaia di ricette realizzate con piante medicinali, il che evidenzia l’ottima conoscenza di preparati fitoterapici e non solo. 

Biblioteca reale di Ninive

Anche nella Bibbia si citano spesso piante medicinali come: cassia, mirra, olivo, ruta, ginestra e così via, che evidentemente erano ben note al popolo d’Israele, che probabilmente ne faceva un uso regolare al bisogno. In Egitto le piante officinali venivano usate dai sacerdoti o chi per loro. Ne siamo venuti a conoscenza grazie al ritrovamento di alcuni papiri, due dei quali sono ritenuti i più famosi in merito alla storia della farmacologia e fitoterapia;  il papiro di Ebers ( 1553 – 1550 a.c.) ora presso l’Università di Lipsia,  e il papiro di Brigsch ( 1300 – 1200 a.c. ) ora presso l’Università di Berlino.

Attraverso I poemi omerici, poi, abbiamo notizia dalla medicina greca, dalla quale si evince che spesso i più grandi esperti guaritori erano non solo medici partecipi alla guerra, ma anche eroi Troiani, soldati che erano in grado all’occorrenza di usare preparati, balsami, o unguenti a base di piante medicinali utili per curare ferite o fermare eventuali emorragie. 

Nel 460 a. C. sì distinse particolarmente il grande Ippocrate di Cos o Kos (isola della Grecia ), che raccolse le conoscenze mediche del suo tempo per rielaborarle attraverso un rigoroso studio eseguito su svariati e molteplici casi clinici. Ippocrate ha avuto di grandissima fama ed è stato riconosciuto come il medico per eccellenza. 

Egli rivoluzionò completamente la medicina, fondando una scuola, affinché l’arte medica potesse essere trasmessa a pagamento anche a chi non apparteneva a famiglie di alto ceto sociale. Secondo il suo principio, il terapeuta ha la funzione di ripristinare l’equilibrio perduto, stimolando la forza guaritrice della natura insita in ogni individuo. La sua più grande opera, “Corpus Ippocraticum” formata da 95 libri, contiene una vasta quantità di informazioni su arte e pratica medica, nonché l’elenco di oltre 200 piante medicinali con altrettanti rimedi adatti ad ogni forma di malattia da lui conosciuta. 

Grandi conoscitori della farmacopea vegetale furono gli etruschi che si distinsero particolarmente, tanto da essere considerati maestri dell’arte fitoterapica. Fra i tanti nomi a noi giunti, citiamo coloro i quali si distinsero maggiormente, Dioscoride, Plinio il Vecchio e Marziano Cappella (V sec. d.c.). In particolar modo Dioscoride, che visse a Roma all’epoca di Nerone, si distinse per la sua opera “De Materia Medica” (trattato composto da cinque libri ), considerato uno dei primi testi cui fare riferimento in merito alla botanica e alla farmacologia. Tale opera, che mostrava l’efficacia terapeutica di rimedi provenienti da sostanze di origine animale, vegetale e minerale, era tenuta in grande considerazione fino ai tempi del Rinascimento, quando poi venne tradotta, modificate e ampliata dal medico e botanico italiano Pier Andrea Mattioli nel 1500. 

Galeno

 

In seguito, le opere e il pensiero filosofico di Galeno, medico e filosofo romano, svolsero un ruolo importante nella medicina e farmacologia occidentale, tanto da condizionarla e dominarla per diversi secoli. 

Nell’antica Roma, dove si stabilì nel 162 d.c, Galeno divenne il medico personale di importanti personaggi della vita politica, particolarmente di imperatori quali Lucio Vero e Marco Aurelio. Secondo la visione di Galeno, le conquiste passate e recenti della medicina andavano amalgamate, accordate insieme poiché lo studio dei grandi maestri del passato (Ippocrate – Aristotele ecc.. ) non andava ignorato ma doveva divenire il supporto di nuove scoperte nate da osservazioni precise, di nuovi esperimenti scientifici. 

Due le modalità secondo le quali Galeno stabilì che era possibile utilizzare le piante medicinali: l’uso di un’unica pianta curativa oppure l’utilizzo sinergico di più piante associate. Più avanti, tutta la conoscenza farmaceutica dei popoli greci, latini e bizantini, ma anche indiani, assiri ed ebrei, venne riorganizzata e raccolta insieme dagli arabi. I monaci nestoriani furono coloro che trasmisero la conoscenza delle opere di Ippocrate, Dioscoride, Galeno, e di tutti gli altri medici e ricercatori a seguito, istituendo una scuola di medicina nel Khoristan (l’attuale Iran).

In tal modo la farmacopea europea venne arricchita da nuove conoscenze arabe, con l’ingresso di nuove piante medicinali non ancora conosciute, rimedi e nuovi medicamenti, nuove norme mediche che in seguito furono adottate nel 1220 nel Regno di Napoli da Federico II. Diversi furono i nomi di medici, ricercatori ed alchimisti arabi e non solo che si distinsero e si susseguirono dall’ottavo secolo in poi. Fra questi va menzionato il medico persiano Avicenna (980 – 1037), conosciuto con l’appellativo di ” Principe dei Medici”.

Colto ed erudito, la sua conoscenza spaziava dalla medicina alla matematica, dalla geometria alla logica e dalla fisica all’astrologia, perfino il Corano era da lui conosciuto a memoria fin dalla tenera età di dieci anni. Scrisse libri di teologia, metafisica, astronomia e medicina, ma nutriva grande passione anche per la poesia. La sua più grande opera fu il Canone, (lavoro composto da cinque libri), che tratta d’arte medica con la particolarità di contenere ben 764 medicamenti (la maggior parte tutti di origine vegetale). Nel quinto libro di tale Opera, con titolo “Compendio Farmaceutico“, troviamo spiegazioni precise e indicazioni in merito alla preparazione di farmaci. Questo libro fu considerato una guida farmacologica fondamentale a tal punto da essere ancora in uso nel 1650 presso l’Università di Montpellier. 

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Avicenna

Un grande merito va dato ai monaci che fecero opera di traduzione e trasmissione della farmacopea greca, latina e araba che venne così arricchita da nuove scoperte fatte sul campo curando viandanti e pellegrini. Così i monasteri divennero luoghi di studio, di cultura e medicina, luoghi di    ricovero, ma soprattutto divennero i luoghi dove nacquero gli orti botanici, dove venivano coltivate le piante medicinali, usate poi per curare i malati.  È proprio da tale modus operandi che nascono delle vere e proprie scuole di medicina, dirette e gestite dagli stessi monaci. La più importante scuola di medicina, famosa in tutto il mondo, fu la scuola Salernitana. Fu fondata nel IX secolo, ed ebbe grande risonanza in tutta l’Europa per l’eccellenza dei maestri e per il suo famoso orto botanico.

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Orto Botanico – Scuola di Medicina Salernitana

 L’orto venne istituito dal medico e botanico Matteo Silvatico nel 1317, e fu considerato il primo orto accademico. Per tutto il medioevo la scuola Salernitana sarà riconosciuta come la più rinomata, dove potevano accedere allievi di qualunque nazionalità. 

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Ildegarda di Bingen

Un fondamentale contributo nel Medioevo va riconosciuto a “Ildegarda di Bingen”, monaca Benedettina che in seguito fu santificata. 

Fu teologa, musicista e terapeuta. Fra le varie opere di musica, cosmologia, scienze e medicina, rimane famosa la sua più importante dal titolo ” Herbara Semplicium“. In essa è contenuto l’elenco di tutte le piante medicinali da lei usate, con dettagli su proprietà ed usi adeguati.

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