L’ETA’ EMOTIVA
Cosa intendiamo per età emotiva e che rapporto ha con la nostra età cronologica?
Oltre all’età cronologica, su cui purtroppo non c’è nulla da dire, visto che procede inesorabilmente, sappiamo che dai primi anni del ‘900 ci è stata attribuita dagli studiosi un’ età mentale definita come il grado di sviluppo dell’intelligenza di una persona in una data età.

Fortunatamente oggi il concetto di intelligenza si è molto ampliato e si parla di intelligenze multiple, (almeno 8) ognuna indipendente dalle altre.
La nostra società, almeno nelle intenzioni, è organizzata per sviluppare queste “ intelligenze” dato che sono funzioni che, come le altre, si sviluppano con l’esercizio.
E l’età emotiva? Come facciamo a definirla e stabilirla? Con quali criteri?
Chi, nella nostra società, è deputato a svilupparla?
Per quanto riguarda la definizione, la maggior parte degli studiosi concorda nel definirla
un set di abilità di elaborazione delle informazioni di tipo emotivo-affettivo, riguardanti sia la sfera personale che interpersonale; tali abilità possono essere fondamentalmente suddivise in tre gruppi ordinati gerarchicamente:
1.Percepire, valutare ed esprimere le emozioni;
2.Gestire e regolare le emozioni;
3.Capire le emozioni nelle diverse situazioni sociali.
Da cui discendono: capacità di rispondere ai propri bisogni; capacità di chiedere apertamente, senza pretendere; consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza; flessibilità e capacità di adattamento; curiosità e voglia di sperimentare; ridotto bisogno di conferme; empatia.
Su questo possiamo essere tutti d’accordo. Il problema però sorge quando e se ci chiediamo quale sia la nostra età emotiva.

Purtroppo la maturità emotiva non arriva con gli anni, non c’è un’età in cui diventiamo automaticamente capaci di prenderci cura dei nostri bisogni, di essere riflessivi, assertivi, empatici e abili nella risoluzione di problemi e conflitti, anzi spesso le nostre paure e reazioni emotive continuano ad essere quelle che avevamo nell’adolescenza, e questo non è facile da ammettere.
E la nostra vera età, quella che ci dice come ci sentiamo, cioè se ci sentiamo adulti o ragazzini in un mondo di adulti, è quella emotiva ed è quella che si evince dai nostri comportamenti, dalle nostre reazioni agli eventi.
Assenza di modelli
Chi dovrebbe fornire i modelli di maturità emotiva? Se i nostri “adulti” di riferimento hanno l’età emotiva di un ragazzino o di un adolescente, come potrebbero essere dei modelli adeguati? Al massimo, ci possono dire di reprimere le nostre emozioni o di aspettare che passino, possibilmente in fretta.
I diritti negati
Un secondo problema è costituito da un meccanismo psichico in base al quale, se durante la nostra crescita un diritto-bisogno non ci è stato riconosciuto e soddisfatto (esprimersi, essere amato, protetto, sostenuto, rispettato nella propria individualità), per difenderci, adottiamo automaticamente e in modo inconscio delle decisioni di copione (per utilizzare un temine dell’analisi transazionale) come per esempio:
– Per non sentire questa sofferenza, cercherò di essere speciale;
–Per evitare di essere rifiutato, chiederò solo facendo la vittima;
–Per non essere manipolato e umiliato, cercherò di ottenere contatto e supporto solo manipolando gli altri e cercando di sembrare sempre perfettamente autonomo.
–Per essere amato, dirò sempre di sì, rinunciando all’assertività.
Ovviamente queste decisioni sono terribili, ma noi non lo sappiamo, anzi non dobbiamo saperlo, perché sarebbe difficile sostenerle se ne fossimo consapevoli; devono restare inconsce e affidate ai nostri automatismi, per non sentire il dolore che ci ha costretto a tutto questo.
È facile capire dove possono portarci queste decisioni:
intanto è inevitabile che dentro di noi avvenga una scissione:
Da un lato ci sarà la parte vera, quella che ha sofferto per ciò che le è mancato e che continua a soffrire, perché non può esprimersi e dall’altro ci sarà una parte che, per cercare di nascondere questo dolore e questa difficoltà che ci fa sentire piccoli nei confronti degli altri, sarà costretta a far finta di essere l’opposto: quindi creerà un personaggio fittizio che, a seconda dei casi dirà che non ha alcun bisogno, che è perfettamente autonomo, che può dire sempre di sì, che non ha bisogno di amore e di aiuto, ma che metterà in atto dei meccanismi compensatori per ottenere dagli altri in modo indiretto quello che i genitori non le hanno dato.
Finzione e personaggio che ovviamente possono operare solo in modo intermittente, perché richiedono molto sforzo e, quando le energie si esauriscono, il bisogno di essere autentici preme o le cose si complicano, il personaggio crolla e a quel punto ci ritroviamo in una situazione regressiva (depressione, malattia) che ci fa sentire impotenti come quando avevamo pochi anni, ma che tuttavia ci consente di essere veri.
A questo punto possiamo facilmente spiegarci perché l’età emotiva della maggior parte di noi rimane quella che era tra i 7 e i 15 anni: il nostro modo di gestire i nostri bisogni non si è evoluto, cioè non riusciamo ad utilizzare i mezzi più evoluti di cui disponiamo per soddisfare i nostri bisogni.
Evoluzione dei bisogni
È importante quindi intraprendere un percorso, che mira al riconoscimento e all’accettazione di quell’antica ferita, che tentiamo di sanare con comportamenti che hanno l’inutile pretesa di ottenere la soddisfazione dei nostri bisogni in modo inadeguato.

1.Consapevolezza
Prima di tutto bisogna diventare consapevoli delle proprie decisioni di copione per renderci conto di come bloccano le nostre energie e deteriorano i nostri rapporti con gli altri.
2. Interiorizzazione
Impariamo a riconoscere e rispondere ai nostri bisogni se abbiamo l’esperienza di come le nostre figure di accudimento rispondono ad essi, interiorizzandole.
Se questo non è avvenuto, se non abbiamo avuto una figura di accudimento “sufficientemente buona”, dobbiamo crearla dentro di noi, diventando noi stessi la nostra figura di accudimento che ci dà l’accettazione, l’amore e l’attenzione incondizionati di cui abbiamo bisogno.
Così saremo capaci di rispondere ai nostri bisogni emotivi da “adulti”, passando dalla posizione passiva di chi può solo ricevere a quella attiva e assertiva di chi dà e riceve. Così i bisogni tipicamente infantili di ammirazione, lode, approvazione, accettazione incondizionata si evolveranno in bisogno di apprezzamento, riconoscimento, rispetto, accettazione condizionata; il bisogno di ricevere amore ed essere accuditi si trasformerà in bisogno di dare e ricevere; il bisogno di essere capiti senza esprimersi diventerà bisogno di comunicare; il bisogno di essere emotivamente protetti si trasformerà in assertività.
La nostra parte bambina ovviamente rimane sempre dentro di noi, ma non sarà più un ostacolo al nostro benessere, anzi sarà la nostra più grande risorsa, perché ci permette di provare gioia e meraviglia.


Pina, mi è molto piaciuto! Auguro a tutti di sapere come prendersi cura da si stessi, da soli, o con un valido supporto, come quello che puoi dare tu…