I benefici dello stretching
Lo stretching consiste in specifici movimenti di stiramento e rilassamento muscolare.
E’ scientificamente provato che i benefici di uno stretching ben fatto sono molteplici e che apportano grande benessere a tutto il corpo.
Il nostro corpo è fatto per muoversi, non per stare fermo per molte ore, seduto o in piedi; ogni posizione assunta per troppo tempo apporta problemi di vario genere, poiché causa stress e tensioni varie.
Inoltre stress e tensioni nascono anche da posture abituali poco corrette, di solito correlate con emozioni spiacevoli, il che evidenzia in modo chiaro la complessa relazione tra la nostra mente e il nostro corpo.
I nostri pensieri e le nostre emozioni influiscono sullo stato del nostro corpo, come dimostra lo studio della neuro scienziata e ricercatrice, Candace Pert, che, nel il suo libro “Molecole di Emozioni”, spiega come questa stretta relazione abbia luogo sotto l’aspetto biochimico e come mente, spirito ed emozioni siano legate al corpo in una struttura o campo intelligente.

Tornando al movimento e quindi al concetto di stretching, è facile comprendere come l’atteggiamento che abbiamo verso il nostro corpo e la consapevolezza che acquisiamo rispetto ad un certo movimento faranno la differenza sul sentire una maggiore o minore flessibilità. Mi spiego meglio.
Ho notato, nella mia esperienza lavorativa e non solo in quella, che molte persone fanno commenti poco felici sul proprio corpo.
Posso anche capire che non si è mai pienamente soddisfatti del proprio aspetto fisico; ma parlare in modo sempre negativo della propria fisicità non porta niente di buono.
Affermare di essere troppo grassi, storti, bassi o sottolineare continuamente l’esistenza di un dolore o più dolori contemporaneamente presenti, ci pone nella condizione mentale di dare sempre il primo posto sul podio della nostra piramide esperienziale alle situazioni negative e più dolorose.
E’ necessario fare uno sforzo per portare alla luce pensieri di esperienze più felici e gratificanti , capaci di creare il giusto equilibrio emotivo sul piatto della bilancia.
Sicuramente non è cosa facile, ma vale la pena tentare per migliorare la qualità della propria vita e diventare sempre più responsabili dei risultati così ottenuti.
“I pensieri positivi sono il comandamento biologico per una vita sana e felice”, questa la frase di Bruce Lipton, biologo cellulare di grande fama mondiale, che nel suo libro, che ho trovato molto interessante, “la biologia delle credenze” fondato sulle scoperte della fisica quantistica, asserisce come sia giunto il momento di lasciare le vecchie credenze che la comunità scientifica ed accademica, media compresi, ci hanno inculcato per anni.
Dunque ciò che ci diciamo ha un effetto preciso su ciò che siamo e diventiamo.
Oltre all’atteggiamento mentale, grande importanza ha la nostra attenzione ai movimenti che eseguiamo, perché svolgere un lavoro consapevole apporterà maggiore flessibilità al nostro corpo, come ho accennato in un articolo che ho precedentemente pubblicato.
Come l’osservazione e la comprensione del movimento che si esegue, rimanendo presenti a se stessi, va osservata, percepita e compresa?
Se ad esempio facciamo oscillare il braccio sinistro avanti e indietro, immaginandolo come il pendolo di un grande orologio, e poniamo attenzione all’origine del movimento, comprenderemo che quell’azione nasce dall’articolazione della spalla.
Successivamente, continuando ad essere vigili, noteremo come la scapola e la clavicola sono coinvolti ed ancora come le vibrazioni di tale movimento si propagano sulla gabbia toracica, perché anche questa sembra muoversi dolcemente.
Questo modus operandi, proprio perché crea una presenza costante, regala una maggiore flessibilità ed un minore dispendio energetico.
La flessibilità, naturalmente, cambia da persona a persona, in base all’età, al sesso, alla conformazione fisica, ma altri fattori possono essere causa di una maggiore o minore flessibilità: le articolazioni, cioè lo spazio esistente fra due ossa, occupato dal liquido sinoviale (immaginatelo come l’olio), che permette alle ossa di scivolare in modo più o meno fluido, in base al grado di flessibilità esistente.
Le articolazioni in tutto il corpo sono circa un centinaio, dalle più semplici alle più complesse, dalle più piccole, quelle delle dita delle mani, alle più grandi, quelle del ginocchio.


Come abbiamo accennato, lo stretching consiste nell’allungare un determinato muscolo, più della sua lunghezza naturale ed anche oltre; ma se questo da un lato è un beneficio sotto l’aspetto muscolare, per un maggiore coordinamento dei movimenti, per una maggiore consapevolezza del proprio corpo ( potenzialità e limiti compresi ), per una buona circolazione sanguigna, per prevenire strappi muscolari ( quindi preparatorio all’attività sportiva) e rigenerante sotto l’aspetto mentale e fisico, dall’altro, spesso non fa bene a tutti, almeno in una prima fase, perché per eseguire un corretto allungamento muscolare bisogna mantenere una giusta postura con una correlata e attenta respirazione, per non creare maggiori tensioni durante il movimento.

Ci sono diversi modi di eseguire lo stretching: si possono eseguire allungamenti muscolari che vanno mantenuti per un periodo lungo, come quello usato nella danza o nello yoga e allungamenti più dinamici, dove la posizione di allungo avrà tempi di posa più brevi e veloci .
Probabilmente per alcune persone potrebbe essere indicato un tipo di stretching piuttosto che un altro, in base alle esigenze del momento, tenendo sempre presente che ognuno è diverso dall’altro e dunque anche l’approccio di lavoro dovrà essere differente.
infatti quando la rigidità muscolare è eccessiva, lo stretching potrebbe fare più male che bene, e, anche quando sembra dare discreti risultati, e conseguente benessere, dopo qualche tempo si può avere una regressione allo stato precedente o peggiore, quando non si va incontro a strappi muscolari.
Ricordo in merito a questo, l’esperienza con una signora di mezza età che non aveva mai fatto alcuna attività sportiva.
Consigliata da uno specialista ad intraprendere un’attività che fosse idonea al suo caso, decise di iniziare delle lezioni di pilates. Così, in uno dei nostri primi incontri presso il mio studio, mi spiegò che avvertiva tensioni e dolori in tutto il corpo e che qualunque movimento le causava o semplice fastidio o insopportabile dolore.
Premetto che non aveva gravi patologie che potessero giustificare l’intensità di tali dolori, per questo pensai che esagerasse e che la sua narrazione volesse solo essere un modo per spiegarmi la sua infelice e complessa situazione fisica.
Mi sbagliavo! Restai sbalordita, infatti, quando iniziammo la nostra prima sessione privata: non riusciva a compiere movimenti semplici e decisamente poco impegnativi.
I suoi muscoli erano fortemente contratti ed ogni movimento mostrava più segni di rigidità e tensione che di scioltezza e rilassamento.
Inoltre aveva un’immagine del suo corpo come di un tronco, “Mi sento come un tronco, tutto un pezzo rigido” queste le parole che ripeteva più volte durante la lezione, parimenti anche la sua mente rivelava schemi di pensiero molto rigidi.
Fu un paziente lavoro, improntato principalmente su esercizi di respirazione e di postura per un più corretto allineamento, ma soprattutto su esercizi di visualizzazione ed immaginazione, come validi sostituti di uno stretching che preferii evitare per parecchie lezioni. Tale lavoro diede i suoi primi visibili risultati dopo qualche settimana, dimostrandosi davvero gratificante.
Concludendo, quindi, lavorare sulla postura è una scelta saggia e corretta, poiché si lavora sul giusto rapporto che i vari segmenti corporei dovrebbero avere, se non altro, più equilibrato.
Al tempo stesso, maggiore flessibilità e scioltezza contribuiranno ad ottenere una buona forza muscolare.
Del resto un buon lavoro inizia sempre dalla base.


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