IL VITTIMISMO

Un altro grande nemico della nostra autostima è il vittimismo; esso intacca la nostra autostima profondamente, perchè ci rimanda un’immagine di noi totalmente esautorata, senza alcun potere personale, come capacità di gestire la nostra vita e di determinare gli eventi.
Quando parlo di vittimismo, non intendo certo riferirmi alle persone che hanno reali difficoltà o che sono o sono state vittime di disastri o violenze, ma ad un caratteristico comportamento che viene esibito da alcune persone e solo in determinate circostanze.
Quando è in azione, la “vittima” potrebbe sembrare una persona debole e senza risorse, ma spesso è tutto l’opposto; infatti vediamo persone abbastanza capaci di imporsi o di perseguire i propri obiettivi, a volte anche con la forza, che, quando si vedono messe alle strette di fronte alle loro responsabilità o errori, che non vogliono ammettere, ricorrono, di fronte a persone particolarmente empatiche o comunque soprattutto nell’ambito familiare, alla strategia del vittimismo.
In questa schiera troviamo molti narcisisti, che, per mantenere la loro immagine di perfezione, soprattutto nell’ambito familiare, si abbandonano a lamenti e pianti quando vogliono evitare confronti spiacevoli o avere la meglio sui propri “cari”, apparentemente senza imporsi.
E, cosa quanto mai strabiliante, dopo che la “vittima” si è sprofondata in una bella scenata di pianti e lamenti, qualche ora dopo la vediamo tranquilla e sorridente conversare amabilmente con qualcuno, mentre la vera vittima rimane angosciata e piena di rabbia per l’intera giornata.
E poi ci sono “le vittime” del “sistema”, che si lamentano di tutto e di tutti, ma continuano a beneficiare, dandolo per scontato, di tutto ciò che la società organizzata fornisce loro, come se tutti gli strumenti di cui usufruiscono fossero una realtà naturale e non sociale e come se “il sistema” fosse costituito da alieni cattivi e non da umani, come loro, con tutto quello che ciò comporta.
Virginia Satir ha descritto il vittimismo come uno degli atteggiamenti di comunicazione che vengono adottati quando si è in tensione e ne ha descritto postura, gesti, sensazioni corporee e particolare sintassi, definendolo “il propiziatore” per il tipico atteggiamento implorante; ma il propiziatore, quando cambia il contesto, con i più deboli si alterna all’accusatore, che, col dito puntato e il viso contratto, si abbandona a critiche impietose che possono sfociare nella violenza.
STRATEGIE PER ENTRARE NEL RUOLO DI VITTIMA

Il vittimismo è un’emozione parassita, che ci induciamo andando in regressione. Ma come possiamo entrare in questo stato? Inducendoci uno stato di coscienza alterato, tramite una forma di autoipnosi.
Prima di tutto bisogna fare un viaggio nel tempo: regredire ad un’età che oscilli tra i 4 e i 10 anni; poi entrare nel personaggio e indursi lo stato ipnotico ripetendosi: sono piccolo, inerme, non posso.
Se queste parole vengono ripetute velocemente, si entra subito nello stato alterato e il gioco è fatto; le sensazioni corporee faranno il resto: i muscoli saranno tesi, il respiro corto, la postura curva.
A questo punto tutti i giochi saranno possibili, perchè noi saremo dei bambini piagnucolosi e gli altri degli adulti che, in base alle loro risposte, si trasformeranno in possibili salvatori o aguzzini. Col tempo questo processo diventa inconscio e basterà solo una data situazione stimolo, per entrare nel personaggio in pochi secondi.

Ma i giochi si fanno almeno in due…perciò è necessario che la vittima designata dal vittimista abbia particolari caratteristiche che la rendano idonea ad entrare in questo ruolo:
-Deve essere un familiare: un figlio, un genitore, un partner e in alcuni casi va bene anche un fratello.
-Deve essere un consolatore abituale
-Deve essere vulnerabile al senso di colpa.
-Deve tendere ad assumersi i problemi dell’altro.
-Deve essere poco individuata.
IL COPIONE DEL VITTIMISMO

Usando il linguaggio di E. Berne, definirei il vittimismo un gioco essenzialmente “familiare”, simile a quelli da lui descritti e definiti come “una serie progressiva di transazioni complementari (…) rivolte ad un risultato ben definito e prevedibile, con una motivazione nascosta e una serie di mosse insidiose(…) e una conclusione drammatica”
La motivazione nascosta del vittimista è la manipolazione emotiva dell’altro
per costringerlo a rispondere ai suoi bisogni o alle sue prepotenze, suscitando pena e senso di colpa.
Per raggiungere questi scopi è necessario:
-Assumere un atteggiamento istrionico, che richiami l’attenzione
-Usare la retorica vittimista, iperbolica e catastrofista
-Rifugiarsi nel lamento e nel pianto consolatorio
-Misconoscere le proprie responsabilità
-Proiettare sull’altro il proprio senso di colpa, per apparire sempre nel giusto
-Esprimere paura e diffidenza nei confronti degli altri
-Giustificare la propria rabbia, indirizzandola contro presunti carnefici
-Mantenere modalità relazionali simbiotiche
–Toccare i punti deboli dell’interlocutore per suscitare il senso di colpa
CAUSE DEL VITTIMISMO
-La messa in scena del vittimismo è finalizzata soprattutto a far tacere il nostro accusatore interno, che ci costringe ad apparire perfetti, minacciandoci col senso di colpa
–Paura dell’errore, visto come qualcosa da condannare e non da utilizzare.
-Confusione tra senso di colpa e responsabilità, che per questo viene evitata.
-Rifugio nella regressione.
-Esposizione nell’infanzia al comportamento vittimistico di un genitore o di un altro adulto.
Come smettere di giocare alla vittima
- Riflettere sull’assurdità dell’ idea di perfezione, trasformando il proprio accusatore interno in un amorevole consigliere, per liberarsi dai sensi di colpa
- Stabilire un rapporto positivo e dialettico con l’errore, visto come risorsa. La paura dell’errore non consente né di effettuare serene autocritiche né di accettare critiche costruttive, condizioni indispensabili per la crescita psicologica.
- Diventare consapevoli dello stato di coscienza in cui ci troviamo momento per momento per evitare gli stati regressivi
- Riappropriarsi della propria responsabilità, vista come capacità di rispondere delle proprie azioni, di avere il potere di fare, di determinare gli eventi, di sentire il proprio potere personale.
- Riconoscere, apprezzare e potenziare la propria parte adulta, allenandosi nell’assertività, per esprimere in modo adulto e adeguato le proprie emozioni, ansie, paure, dolori, conflitti.
- Incrementare le proprie competenze emotive e relazionali, tramite una costante consapevolezza delle proprie emozioni.
Come evitare di essere trascinati nel gioco
- Diventare consapevoli di avere un ruolo complementare nel gioco
- Diventare consapevoli della tendenza a sentirsi in colpa
- Lavorare sulla propria individuazione dalla famiglia di origine
- Scoprire il gioco
- Mantenere con un comportamento fermo e adulto, che induca in chi ci invita al gioco modalità di relazione più mature.
Concludendo…

Come dicevo all’inizio, il vittimismo nuoce all’autostima, perché, anche se è un gioco di potere, paradossalmente ci toglie il potere: perché, se questo gioco diventa abituale nei momenti di difficoltà, reciteremo così bene il ruolo di vittima che convinceremo anche noi stessi, finendo per percepirci bambini indifesi che non hanno certo la capacità di rispondere delle proprie azioni.
