La domanda difficile– “chi sono Io?”
Forse qualche volta in momenti particolari ci siamo chiesti “Chi sono io?”
Di solito la nostra risposta veloce a questa domanda è: sono una donna, un uomo, un padre, una madre, un medico, un idraulico ecc.

Ma, se ci soffermiamo un momento a riflettere, ci rendiamo conto che queste risposte si riferiscono a ciò che facciamo, ai ruoli che ricopriamo, a ciò che possediamo e, in questi momenti di strana lucidità tutte queste cose possono sembrarci come abiti che indossiamo a seconda delle circostanze o delle parti che recitiamo, come attori impegnati contemporaneamente in varie pièces teatrali.
Certo, questa domanda potrebbe farci paura, perché dietro questo continuo cambiare di abito potremmo temere di non trovare nulla, come il protagonista di “Uno, nessuno, centomila” del nostro Pirandello, che scopre con sgomento la molteplicità del suo essere, in un labirinto di identità in cui ha paura di perdersi.
Forse allora terrorizzati potremmo tentare di aggrapparci al nostro corpo, sviluppando nei suoi confronti un rapporto di dipendenza ossessiva, oppure potremmo aggrapparci ai nostri pensieri e, per renderli meno volatili, potremmo sviluppare delle convinzioni inamovibili o addirittura dei pensieri ossessivi, che si, da un lato ci tortureranno, ma dall’altro sembreranno darci solidità e stabilità.
La nostra società esalta il corpo, il fare, le emozioni e le idee e sicuramente questo ci aiuta a ripetere ogni giorno la parola “Io” senza provare alcun turbamento, banalizzando tutto.
Siamo così abituati a pensare di vivere in un mondo materiale, che non ci rendiamo conto della non materialità del pensiero e che tutto quello che abbiamo costruito è nato dal pensiero; viviamo costantemente nel pensiero, ma non siamo quasi mai consapevoli della sua immaterialità.
Cosa possiamo fare nei momenti in cui questa domanda dovesse turbarci?
Come ci consiglia Assagioli, potremmo provare a renderci conto che noi non siamo il nostro corpo, che muta, anche se lentamente, che non siamo le nostre emozioni, ancora più mutevoli e non siamo nemmeno i nostri pensieri, perché cambiano e li possiamo osservare, come nuvole che si muovono sul cielo azzurro trasportate dal vento.
Questa consapevolezza ci consente di sentire che noi siamo colui che osserva, colui che può vagliare i pensieri, che può osservare le emozioni; ci consente di sentire che siamo una coscienza osservante.
Il velo di Maia

Il problema è che siamo abituati a dare realtà ontologica solo a ciò che vediamo e tocchiamo, anche se sappiamo benissimo che i nostri sensi hanno un range di sensibilità molto limitato e che la fisica quantistica, con i suoi paradossi, ci ha fatto sapere che la realtà non è quella che ci appare e che quella che vediamo e tocchiamo come materia solida è costituita più di vuoto che di pieno.
É come se i nostri sensi fossero fatti in modo tale da farci vivere in un mondo tutto nostro, un modo virtuale, costruito proprio da loro.
E qui si inserisce il mistero più grande, quello del nostro Io, che mi fa pensare ad una delle riflessioni più illuminanti di Albert Einstein: “O niente è un miracolo o tutto è un miracolo”.
Se un miracolo, per definizione, è qualcosa che trascende la natura come la conosciamo noi, cosa può essere più soprannaturale di una coscienza capace di interrogarsi sulla propria esistenza?
Ogni volta che diciamo “Io”, non stiamo semplicemente indicando un corpo o una mente, stiamo affermando di essere esseri coscienti, consapevoli, capaci di percepire il nostro mistero..
Concludendo

Possiamo scegliere di ignorare la domanda difficile e rimanere legati alla definizione convenzionale della nostra identità, fondata sull’identificazione con il nostro corpo, i nostri ruoli, i nostri pensieri o i nostri averi, oppure accogliere il mistero e intraprendere un viaggio di esplorazione infinita.

Tanto tempo fa’ dicevo ” voglio essere me stessa” , poi arrivò la fatidica domanda : ma io chi sono?
Ho scoperto dopo anni di lavoro impegnato che si… voglio essere me stessa e ho aggiunto quale parte di me voglio essere ( e rispettando queste parti ho compreso che sono state delle alleate ).
Siamo un centro di consapevolezza verso il quale oggi mi pongo un’altra domanda : “Sono Solo questo?” Sento che c’è altro…..un altro molto gentile , protettivo , giocoso e creativo.
Grazie Dottoresa i tuoi scritti arrivano sempre al momento giusto.