Peak experiences

“Mi capitò un mattino d’autunno di andare nel bosco e, camminando, vidi una piccola collinetta completamente ricoperta di ciclamini;  in quel momento sentii la pienezza di Dio…Un lampo che ti squarcia il cuore, che ti fa sentire  la presenza di dio. 

Il Dio cosmico, che vive in noi e non riusciamo, se non in rari momenti, a farlo esplodere dentro di noi in tutta la sua potenza. Noi abbiamo questo grande potere, ma non gli permettiamo quasi mai di emergere…”

Questo, qualche giorno fa, mi raccontava una persona.

Sono rimasta  meravigliata e pensosa e non ho potuto fare a meno di ricollegarlo a ciò che Abraham Maslow ha definito Peak Experiences, esperienze di picco.

Perché avvengono queste esperienze? E perché  sono così esaltanti, ma  così rare?

Sono le domande che si è poste anche Maslow  e, per sondare l’argomento, oltre ad utilizzare la letteratura mistica sia occidentale che orientale, ha organizzato una ricerca, intervistando studenti universitari, tra cui più di duecento hanno riferito di aver avuto almeno una volta questo tipo di percezione-esperienza, da loro descritta come caratterizzata da  stupore, esaltazione, sensazione di trascendenza, in cui si sentivano tutt’uno con l’universo e perdevano la cognizione del tempo. 

Ma, mentre dai soggetti intervistati questo stato è descritto come molto raro e transitorio, alcuni mistici  e filosofi, soprattutto orientali, lo descrivono come una percezione assorbita, affascinata e di fusione con il tutto, molto frequente e duratura.

Per Maslow   queste sono “persone che realizzano se stesse”,  e, anche  se a volte sembrano quasi una razza diversa di esseri umani,  rappresentano le vette più alte che noi possiamo raggiungere e per questo hanno tanto da insegnarci.

 Ma cosa rende queste persone diverse dalla maggioranza? 

Maslow ipotizza che la differenza fondamentale stia nella loro vita motivazionale,  cioè che essi siano motivati molto più dai bisogni di crescita che  dai bisogni primari, che definisce carenziali.

Se i  bisogni primari di sicurezza, appartenenza, amore, rispetto e autostima,  che sono essenzialmente buchi vuoti, che nell’infanzia devono essere riempiti da esseri umani diversi dal soggetto, non vengono soddisfatti, continuiamo ad essere motivati da essi. 

Se, invece, questi bisogni primari sono stati sufficientemente soddisfatti, siamo motivati principalmente dai bisogni di crescita o tendenze all’autorealizzazione.

Ma la motivazione determina il modo in cui percepiamo il mondo, per cui avremo una modalità percettiva motivata dalla carenza e una modalità motivata dalla crescita o disinteressata.

Pertanto chi è motivato fondamentalmente dai bisogni primari, essendo molto bisognoso e dipendente dagli  altri, li percepirà non come individui complessi e unici, ma principalmente come gratificatori di bisogni e trascurerà o si sentirà minacciato da ciò che in essi non è correlato ai  suoi bisogni, anche se,  quando sentirà che gli altri lo percepiscono allo stesso modo, cioè in modo strumentale, e non nella sua totalità, si sentirà a disagio.

Se invece siamo motivati dai bisogni di crescita, non saremo costretti a  vedere le persone come strumenti, il che ci consentirà di assumere un atteggiamento non valutativo, non giudicante che ci permetterà  una percezione  più profonda e complessa dell’ oggetto percepito.

Inoltre le motivazioni carenziali ci fanno percepire il  mondo come costituito da categorie  che hanno confini netti che si escludono a vicenda, ad esempio, maschio-femmina, egoista-altruista, adulto-bambino, gentile-aggressivo, buono-cattivo.

Mentre se siamo motivati  dall’autorealizzazione, percepiremo  simultaneamente le polarità, per cui in una  persona riesciremo a vedere simultaneamente il buono e il cattivo, il maschio e la femmina, l’adulto e il bambino ecc.

Questo tipo di percezione disinteressata  e olistica ha molto in comune con la percezione che si realizza nelle peak-experiences, in cui l’oggetto tende a essere visto come un tutto, distaccato dalle relazioni, dalla possibile utilità, come se fosse tutto ciò che c’ è nell’universo, come se fosse tutto l’Essere. Così una persona può essere vista nella sua unicità, con una grande ricchezza di dettagli, come se fosse l’unico membro della sua classe, come  a volte succede nella contemplazione amorosa. 

Caratteristiche delle persone più motivate dai bisogni di crescita

Maslow afferma che  le persone motivate dai bisogni di crescita hanno le seguenti caratteristiche, che invece l’essere umano medio ha solo nei suoi momenti più alti

1. Hanno maggiore accettazione di sé, degli altri e della natura. 

2. Sono più spontanee

3.  Sono più centrate sui  problemi e meno sull’Ego

4. Hanno un maggiore distacco e desiderio di privacy. 

5. Hanno maggiore autonomia di pensiero  e resistenza all’inculturazione. 

6. Hanno una maggiore capacità di apprezzamento e ricchezza di reazione emotiva. 

7. Hanno più frequentemente delle esperienze di picco. 

8. Si identificano maggiormente con la specie umana. 

12. Sono più creativi. 

13. Sono più in grado di percepire il mondo come se fosse indipendente non solo da loro, ma anche dagli esseri umani in generale.

 Quindi, ritornando alle nostre domande iniziali, penso che dalla  ricerca  di Maslow emerga che:

  1. Questo tipo di percezioni possono emergere nei momenti in cui non sentiamo la pressione dei nostri bisogni primari, il che ci permettere di mettere sullo sfondo il nostro Ego e di concentrarci su ciò che c’è nel qui e ora
  2. Le peak experiences sono così esaltanti, perché in quel momento siamo liberi di contemplare l’Essere nella sua maestosità e mistero di cui sentiamo di fare parte
  3. Sono così rare, da un lato perché siamo per la maggior parte del tempo agiti dai nostri bisogni primari insoddisfatti e dall’altro perché la vita materiale ci costringe a “distrarci” dall’Essenza.

Cosa possiamo fare?

Chi ha fatto esperienza almeno una volta nella sua vita di questo tipo di percezione, ne conserva la bellezza come di un paradiso perduto, che vorrebbe ritrovare…

Sappiamo che per alcuni membri della nostra specie, soprattutto in oriente, questo è uno stato molto frequente, ma noi che siamo ancora molto immersi nella materialità, cosa possiamo fare?

1.Diventare consapevoli dei nostri bisogni primari che ancora richiedono soddisfazione 

2.Lavorare su di essi per poter accedere ai bisogni di crescita

3. Diventare consapevoli delle nostre modalità percettive: se sono più carenziali o di crescita

4.Allenarci nella concentrazione sul qui e ora, per agevolare la sensazione di flusso, che penso tutti noi conosciamo, inteso come concentrazione così totale su una data attività che tutto il resto scompare, compresa la cognizione  di sé e del tempo.

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