Pilates e la sua storia
Il pilates è diventato una disciplina famosa e conosciuta soprattutto negli ultimi 20 anni, proprio perché pubblicizzata da molte riviste e praticata da molti vip e celebrità del mondo dello spettacolo e del cinema.
Dunque ha preso sempre più piede nelle varie palestre, centri sportivi e studi privati.

L’idea errata, che fosse una ginnastica dolce per anziani o per chi avesse patologie o problematiche posturali da risolvere, non l’ha reso subito una ginnastica chiara e comprensiva per tutti.
C’era, ma probabilmente ancora oggi è così, molta confusione su cosa esattamente fosse questa disciplina.
Il metodo pilates si è diffuso negli Stati Uniti per arrivare in Europa e prendere piede anche in Italia, anche se più in ritardo rispetto agli altri paesi europei.
Tale metodo, comunque ormai abbastanza conosciuto nella nostra penisola, prende il nome dal suo inventore, Joseph Hubertus Pilates.

Europeo, tedesco di origine greca, nasce a Dussendorlf, Germania, nel 1880.
Era un bambino di salute cagionevole, soffriva di molti disturbi : rachitismo, asma e febbre reumatica. Questo lo portò a trascorrere molto tempo chiuso in casa nel periodo della sua infanzia.
Nonostante tutto, da ragazzo decise di dedicarsi a diverse tecniche di rilassamento e concentrazione, praticando al contempo numerosi sport.
Si interessò anche di anatomia e medicina, grazie ad un libro ricevuto in dono dal medico di famiglia.
Per moltissimo tempo si dedicò all’osservazione degli animali, di cui affascinato ammirava i movimenti, quando aveva la possibilità di andare di nascosto nei boschi.
Nell’età adolescenziale, verso i 14 anni, aveva scolpito a tal punto il suo fisico da diventare un modello per raffigurazioni di tavole anatomiche.
All’età di 32 anni si recò in Inghilterra dove si dedicò al pugilato e all’arte circense, per poi divenire istruttore di difesa per gli investigatori di Scotland Yard.
Quando scoppiò la prima guerra mondiale, Joseph Pilates venne internato dapprima a Lancester con altri cittadini tedeschi e subito dopo fu trasferito presso l’isola di man.
In tale contesto, Pilates ebbe modo di vivere una situazione difficile e drammatica, perchè la maggior parte dei soldati erano menomati, e non più autosufficienti per via delle ferite riportate in guerra e quindi costretti a rimanere immobili.
In tale contesto, mise in campo tutte le sue abilità e doti creative.
Le macchine nonché le attrezzature che oggi conosciamo, nascono dal riciclo di oggetti e materiali disponibili ( letti e brande comprese ) che servirono per creare e sviluppare un allenamento giornaliero efficace ed impegnativo, che lo ripagò abbondantemente, prece evitò la morte di molti suoi allievi, quando arrivò la terribile influenza che decimò milioni di persone dopo la guerra.

Inoltre, proprio in questo periodo, si impegnò nell’invenzione di macchinari ed attrezzature che potessero essere di supporto per la riabilitazione di molti soldati con gravi danni subiti in guerra.
Ritornò in Germania negli anni 20 e si dedicò all’addestramento del corpo di polizia presso la città di Amburgo.
I suoi allenamenti erano di tale qualità da spingere il governo tedesco a chiedergli una collaborazione per l’addestramento dell’esercito.
Pilates rifiutò ( non è chiaro se il motivo fosse legato a ideologie politiche ) e decise di partire per gli Stati Uniti.
Durante questo viaggio conobbe Clara, che diventò sua moglie e con la quale aprì uno studio a New York proprio vicino alla sede del New York City Ballet.

Il suo metodo cominciò divulgarsi e portò diversi ballerini ( tra i più famosi George Balanchine ) a rivolgersi a lui per una riabilitazione veloce dai traumi, che potesse consentire loro di riprendere l’attività della danza.
Altra famosa ballerina che entrò in contatto con Pilates fu Martha Graham, che rimase tanto affascinata dal metodo da creare una sua tecnica personale ispirandosi al metodo di Joseph Pilates.
I contatti che Joseph ebbe con il mondo della danza furono molteplici, spaziava dai danzatori di fila, ai grandi nomi della danza classica e moderna, ma anche ai coreografi e agli atleti del mondo sportivo.
E’ così che la tecnica Pilates prese piede all’interno degli ambienti accademici di danza e non solo.
Con il tempo affinò sempre più la sua disciplina, perfezionò i suoi macchinari, formando allievi che seguirono e continuarono ad utilizzare il metodo, aprendo diverse scuole e studi in diverse zone dell’America.
Pilates morì nel 1967 e lo studio, che aveva aperto con la moglie Clara, continuò ad essere gestito da quest’ultima con un’allieva che era stata molto vicina al maestro, Romana Kryzanowska.
Con il tempo lo studio venne completamente gestito da quest’ultima, per poi essere definitivamente chiuso nel 1989.
Egli lasciò un testo “Return To life trough Contrology ( 1945 ), all’interno del quale tutto il suo lavoro era raccolto scrupolosamente e l’importanza che egli dava alla crescita globale ( mente-corpo ) dell’individuo era chiara e ben evidenziata.

Il metodo pilates fu portato avanti non solo dalla moglie e dall’allieva Romana Kryzanowska, come già detto, ma anche da diversi allievi, che egli seguì personalmente e ai quali trasferì tecnica e principi di tale disciplina, come una sorta di tradizione tramandata oralmente.
Pilates infatti non lasciò brevetti di alcun genere che fossero legati al suo nome né alla sua attività, ma ciò che fece andò ben oltre un numero codificato di esercizi.
Egli ha proposto un modo diverso di approcciarsi al movimento, una filosofia del movimento che arricchisse l’individuo e fosse in grado di proporre un percorso consapevole, tale da recuperare l’armonia ed il connubio mente-corpo, come conseguenza logica di un lavoro ben fatto.
Ancora oggi il metodo Pilates acquista non solo sempre più maggior validità, ma continua ad essere una disciplina sempre più stimolante, attuale, versatile.

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