Emozioni e Potere Personale
padronanza e trasformazione delle emozioni
Le emozioni possono essere la nostra forza più grande o la nostra debolezza più profonda, perchè sono una forma di energia molto potente che possiamo utilizzate per incrementare il nostro benessere o per distruggere la nostra vita.

Basta pensare alla forza dell’ amore, dell’entusiasmo e della determinazione, che possono spingere l’essere umano fare cose incredibili o alla forza distruttiva dell’odio, della vendetta o della paura che possono letteralmente portarci all’autodistruzione.
Di solito noi subiamo le nostre emozioni, perché le vediamo come semplici risposte a eventi esterni, di cui ci percepiamo in balia.
E se invece incominciassimo a vederle come strumenti potenti che possiamo utilizzare per trasformare la nostra esperienza di noi stessi e del mondo?
Prendiamo in considerazione quelle che chiamiamo emozioni negative.
Certo nessuno di noi vorrebbe provarle, ma, se consideriamo la nostra esperienza terrena come una fase di apprendimento, sono proprio loro ad essere fondamentali, perché ci segnalano cosa dovremmo imparare.
Ogni emozione dolorosa ha qualcosa da insegnarci sul nostro modo di pensare e percepire sia noi stessi che gli altri: ci segnala un limite che possiamo subire, accettare o superare.
-La paura, per esempio, possiamo affrontarla trasformandola in coraggio o accettarla, decidendo di proteggerci o trovare soluzioni.
-La rabbia possiamo subirla oppure utilizzarla per comprendere e curare le nostre ferite.
-La frustrazione, che a sua volta comprende Ansia, preoccupazione, senso di Inadeguatezza, Rabbia, Confusione, fino alla Disperazione, può essere trasformata in autocompassione, per accettare con amore i nostri limiti, o in slancio d’azione, per cercare di superarli.

Per esempio: mi sento frustrata perché sono sovrappeso e non mi piace guardarmi allo specchio; mi rendo conto che questo mi fa anche sentire insicura nell’approccio con gli altri e mi genera anche invidia.
Sono tutte emozioni dolorose di fronte alle quali ho due possibilità di scelta:
1- cerco di non sentire il dolore, dicendo a me stessa che gli altri non mi interessano, che stare in linea non mi interessa, che mi piaccio così come sono, critico le persone in linea dicendo che sono troppo magre e cerco di mantenere la mente sempre occupata in attività che, col tempo, possono diventare dipendenze (social, gioco, lavoro intenso)
2-mi consento di sentire profondamente la frustrazione e l’inadeguatezza e utilizzo l’energia contenuta in queste emozioni per trasformarle in amore di me, determinazione, fiducia, orgoglio, tutte emozioni che mi permetteranno di avere una volontà forte, di stilare un programma di lavoro adeguato, di fissarmi delle mete realistiche e di raggiungere i miei obiettivi, per sentirmi soddisfatta e orgogliosa di me.
La stessa cosa vale per la rabbia, l’ansia o la paura; se mi permetto di sentire il dolore delle loro conseguenze negative nella mia vita, posso trasformarle nell’intenso desiderio e determinazione di sviluppare delle competenze che mi consentano di raggiungere i miei obiettivi e di costruire rapporti armonici e duraturi con gli altri.
Ma questo processo virtuoso può essere avviato solo se mi permetto di sentire profondamente il dolore della frustrazione e di tutte le altre emozioni collegate.
Cosa può aiutarci in questo processo?
Tutti sappiamo che il nostro stato emotivo è strettamente connesso a tre elementi che esso influenza e da cui è influenzato: il corpo, il pensiero e il linguaggio
1. La postura, il modo in cui respiriamo e ci muoviamo sono influenzati e a loro volta influenzano profondamente come ci sentiamo. Se ci sentiamo frustrati, depressi o scoraggiati, le nostre spalle si incurvano, si chiudono e la respirazione diventa superficiale. Preferiamo stare fermi, distesi sul divano o peggio ancora sul letto… Se iniziamo a respirare in modo profondo, assumiamo una posizione di apertura, ci muoviamo, corriamo…possiamo immediatamente migliorare il nostro stato emotivo.

2. L’energia segue l’attenzione. Se blocchiamo la nostra attenzione su ciò che non funziona nella nostra vita o su ciò che temiamo, ci sentiremo male.
Se invece ci concentriamo sulle nostre risorse e sulle soluzioni, possiamo cambiare radicalmente il nostro stato emotivo.
L’uso di domande utili, come “Cosa posso imparare da questa situazione?” o “In che modo posso usare questo a mio vantaggio?”, spostano il focus della nostra attenzione verso ciò che è utile e positivo.
3. Linguaggio: Le parole che usiamo, sia nel dialogo interiore che con gli altri, influenzano le nostre emozioni, per cui cambiare il nostro linguaggio può cambiare la nostra esperienza emotiva. Se, per esempio, invece di dire “Sono distrutto”, dico “Sono deluso”, il linguaggio realistico e non drammatico non gonfia l’emozione e mi permette di gestire meglio il dolore.
Così partendo dal corpo, se siamo in preda di un’ emozione dolorosa, diventiamone consapevole, cerchiamo di capire cosa vuole dirci, mentre facciamo una passeggiata, sentiamo il contatto dei piedi col terreno, respiriamo profondamente e assumiamo una postura di apertura.

Poi Focalizziamo l’attenzione sul messaggio che l’ emozione ci sta dando e sulle possibili soluzioni, mentre usiamo un linguaggio non drammatico nel dialogo interiore.
Questo ci permette di passare da un’ autopercezione di vittima a quella di padronanza.
Questo processo può essere molto agevolato se ci impegnamo in un lavoro costante per sviluppare le nostre competenze emotive, che dovrebbe comprendere:
1. Riconoscere e comprendere le proprie emozioni.
- Tenendo un diario delle emozioni provate durante la giornata per identificare schemi ricorrenti.
- Facendo una pausa prima di reagire per riflettere sulle proprie emozioni
- Chiedendo il feedback di persone fidate sulla propria gestione emotiva.
- Praticando la respirazione profonda
2. Regolare le proprie emozioni e comportamenti in modo costruttivo.
- Identificando le situazioni che ci scatenano emozioni forti.
- Usando tecniche di rilassamento o meditazione.
- Imparando a riconoscere i pensieri disfunzionali.
- Praticando l’autocompassione:
3. Comprendere le emozioni altrui.
- Prestando attenzione completa durante le conversazioni senza interrompere.
- Osservando il linguaggio non verbale degli altri
- Provando a mettersi nei panni degli altri, per comprenderne il punto di vista.
- Incoraggiando gli altri a esprimere le loro emozioni.
4. Utilizzare la consapevolezza emotiva per costruire e mantenere relazioni sane.
- Esprimendo chiaramente i propri pensieri ed emozioni con rispetto.
- Affrontando i disaccordi con calma, focalizzandosi sulla risoluzione.
- Mostrando apprezzamento e gratitudine per gli altri ed interesse sincero per il loro benessere.


Come sempre molto acuta, sensibile e di ispirazione!
Grazie, Maria.